Circolari N 32

 

Izazi: Ala del primo convento - Izazi: Upande mojawapo wa nyumba ya kitawa ya kwanza - Izazi: A side of the first convent

«davide ebbe il sopravvento sul Filisteo

con la fionda e con la pietra» (1Samuele 17,50)

Morogoro, 12-9-2005

Carissimi,

l’ultima volta vi avevo parlato di tanti programmi in vista. Grazie a Dio, si sono tutti realizzati, anche se uno con leggero ritardo.

Per prima cosa voglio raccontarvi il mio viaggio al sud, con 5 fratelli e postulanti, per fondare di una comunità a Kapelekesi. La diocesi di Mbeya, cui detto villaggio appartiene, è quasi tutta in altopiano, ed essendo luglio il mese più freddo, la temperatura sfiorava lo zero. Per chi usa mezzi altrui, da Morogoro ci vogliono due giorni interi: uno per arrivare a Mbeya, l’altro per raggiungere il villaggio, a circa 250 km di distanza passando per la strada diretta in Zambia. Ci sarebbe una strada alternativa, molto più corta, quella diretta in Malawi, ma il tratto in terra praticamente è utilizzato solo dai pedoni. Sono rimasto sul posto una settimana per stringere rapporti col personale della parrocchia e con le autorità del villaggio, per scegliere il posto dove costruire il conventino e tracciarne la pianta, nonché, cosa più importante, per incoraggiare la piccola fraternità nel momento del distacco dalla comunità madre.

L’ultima comunicazione ricevuta da là informava che a metà di questo mese dovrebbero trasferirsi nei primi locali realizzati su un bel cucuzzolo da cui si gode la visione completa di montagne più alte a 360°. E’ veramente un bello spettacolo, anche perché la zona è molto piovosa e la gente industriosa, quindi di verde ce n’è tanto, da quello dei bananeti a quello delle abetaie e pinete! Naturalmente non siamo andati lì per una colonia estiva… Il nostro intento principale, dopo la preghiera, è l’attività missionaria. A dire il vero, la tribù locale, oltre 200.000 persone chiamate Wandali, è già per 2/3 cristiana. La maggioranza appartiene alla confessione morava, che ha radici ceche pre-luterane, ma si diffuse nei secoli seguenti in molte nazioni tramite una notevole attività missionaria. Nella zona hanno già 100 anni di presenza, mentre la Chiesa Cattolica fino a quattro anni fa aveva solo una parrocchia in tutta la provincia. Ora ne ha tre, l’ultima delle quali è proprio quella di Ipoka, in cui siamo stati inviati noi con la speranza di poter dare un piccolo contributo. Il posto in cui abbiamo costruito è a 2-3 km. dalla chiesa parrocchiale e dalla scuola elementare (costruita dai cattolici e poi nazionalizzata); in compenso è più vicino alla gente di tre villaggi, alla scuola secondaria (che era dei moravi prima della nazionalizzazione) e all’ospedale di zona (tuttora gestito dai moravi).

La provincia è la più povera della regione, a causa delle difficoltà di comunicazione, che ostacolano il commercio. Mentre ero ad Ipoka, l’unico mezzo di trasporto per persone e mercanzie era un camion che passava alle tre di notte e tornava alle cinque di sera. Avendolo perso, ho provato inutilmente ad aspettare sulla strada, nonostante fossi disposto ad andare in qualsiasi direzione. In otto ore sono passate solo una motocicletta e una decina di biciclette.

La notte seguente sono riuscito a partire ed arrivare ad Iringa. Purtroppo ero già in ritardo sul programma che mi voleva la mattina seguente ad Izazi, come celebrante principale di Messa con nozze e battesimi. Sono arrivato nella mia “patria africana” in serata, quando già molta gente raccoltasi per accogliermi dopo 10 anni di assenza si stava disperdendo. Ciononostante sarà indimenticabile l’esplosione di gioia per il mio ritorno a casa, purtroppo molto breve. Sono rimasto là un giorno solo, sopraffatto dai ricordi che sorgevano spontanei o che mi venivano proposti. Particolarmente commovente la visita al cimitero presso cui avevo costruito in fango il primo conventino (ormai quasi dissolto dalla pioggia): alle persone che avevo battezzato, assistito e sepolto, si sono aggiunti soprattutto giovani morti di AIDS, che avevo cercato in ogni modo di trattenere dalla sessualità sregolata. A causa della mancanza d’acqua, la gente del villaggio si è quasi completamente trasferita sulla strada o al fiume, lasciando l’ambiente ancor più deserto ed impressionante. E pensare che quando arrivava l’acqua, vi si raccoglieva frutta in abbondanza! Dopo la Messa del sabato, ci siamo raccolti come in famiglia per discutere i problemi della vita, soprattutto la situazione economica sempre più dura, dopo che i pesci sono diventati rari. Non ho potuto far altro che esortarli a malincuore a trasferirsi altrove, dove si può campare.

La domenica siamo andati a piedi a Migoli per festeggiare i 10 anni della parrocchia. E’ stata l’occasione buona per normalizzare i rapporti col vescovo e la diocesi di Iringa. Pure lì tanta gente e tanti ricordi. Al contrario di Izazi, la cittadina è molto sviluppata, anche grazie ai contributi dall’Italia gestiti da padre Salvatore (costruttore tra l’altro di una grande e bella scuola secondaria donata al governo). Ma l’AIDS non è un fantasma invisibile... Si continua a vivere finché va, però con l’incubo. Quel che più terrorizza è il futuro: le ultime proiezioni dell’ONU prevedono che dei bambini che nascono ora solo una piccola percentuale arriverà a vivere 30 anni. Nonostante tutto questo, qua poca gente cambia comportamento, mentre l’ONU tramite l’UNICEF proclama il diritto del bambino a ricevere ogni tipo di informazioni, anche le più pericolose, rifiutando ai genitori il diritto a selezionarle nell’interesse del proprio figlio! Così nelle nostre scuole elementari si trasmettono film pornografici con la raccomandazione di non dirlo in famiglia. Le innumerevoli ONG, che si spartiscono avidamente mucchi di dollari per la lotta all’AIDS, sono zelantissime nel seguire le perverse direttive dall’estero, invece di puntare al bene dei bambini. Cosa si raccoglierà se non tentativi di imitazione delle porcherie viste, con conseguente assuefazione e asservimento al piacere sessuale, e infine inevitabile diffusione del contagio?

Al riguardo, la campagna nazionale da me avviata quasi senza mezzi va avanti. Ad Agosto abbiamo organizzato con i musulmani prima una discussione e poi un’assemblea pubblica, entrambe ritrasmesse dalla radio e ampiamente commentate in modo positivo dalla popolazione, grata di sapere cosa viene fatto di nascosto ai propri figli. Poi abbiamo costituito una commissione etica a livello municipale, con tre sceicchi, due vescovi (cattolico e anglicano), un professore ed io, ed abbiamo sottoscritto una lunga lettera per i capi nazionali della nostra Conferenza Episcopale, del Consiglio Cristiano (protestante) e dell’Associazione suprema dei musulmani, perché sappiano cosa sta accadendo e si muovano insieme per ottenere dal Presidente della Repubblica l’immediata sospensione di tale insegnamento, in attesa di preparare un’alternativa accettabile. Il nostro vescovo le ha dato come titolo la seguente domanda: “Contribuiremo ad annientare la Tanzania?” L’intera Conferenza Episcopale è rimasta allibita a leggere cosa s’insegna in sesta (ad esempio come succhiare gli organi genitali maschili e femminili) ed ha subito istituito due commissioni al riguardo. Speriamo. Il momento è il più opportuno dato che ci prepariamo alle elezioni e chiunque deve tener conto del fatto che l’elettorato è composto quasi totalmente da cristiani e musulmani. Del resto il Presidente uscente ha spronato i nostri vescovi a difendere la morale, mentre tra gli altri governanti c’è perfino chi non esita a deridere tale questione. In realtà il suo partito non fa che presentare i passi avanti realizzati nell’economia durante il suo decennio, senza valutare questo aspetto più che cruciale in tempi di AIDS. Che vantaggio c’è a costruire più scuole per poi indirizzare gli alunni alla promiscuità e quindi alla morte? In chiesa, presente il commissario alla provincia, ho detto che a queste condizioni è meglio non mandare i figli a scuola... Le ultime statistiche dell’ONU, che si basano sulle condizioni e prospettive di vita, danno alla Norvegia il primo posto e mettono ancora la Tanzania tra gli ultimi paesi al mondo, con solo 13 (tutti africani) più in basso.

In questa situazione ho pensato molto a Nyerere, il padre della patria, che anche prima del contagio aveva tanta cura di proteggere i buoni costumi. I suoi successori si sono sbracati, sempre col pretesto della libertà. Una buona notizia appena ricevuta è che dal Vaticano è stato dato il via libera alla sua causa di beatificazione, da iniziare a dicembre, sei anni dopo la morte. Speriamo che il suo esempio ripresentato come modello possa servire ai nuovi governanti di questo paese, anzi anche a quelli di tutto il mondo. Ce n’è davvero bisogno, perché tutti possiamo godere il dono della pace!

Vostro fratello Riccardo Maria

 

 

dalle costituzioni:

4.3. precauzioni

 

4.3.1. La vita appare come un combattimento spirituale senza fine per far perdurare la libertà che ci è stata concessa, poiché la vittoria di Cristo non sopprime completamente la nostra concupiscenza derivata dal peccato originale, né ci preserva dalle tentazioni del mondo e di una cultura dominati dal maligno.

4.3.2. Specialmente la virtù del celibato, che non è normale su questa terra, ha bisogno di essere protetta da una disciplina dei sensi e del cuore, da una vita austera che rinunci anche a cose lecite, oltre dall’evitare la pigrizia, ogni discordia ma anche un’amicizia che non va.

4.3.3. Fin dall’inizio impediamo al nostro cuore di rivolgersi in modo particolare a qualcuno, e di ingannarsi circa questo dolce veleno col pretesto di voler dare o ricevere un aiuto spirituale, perché satana se si appropria di un nostro capello lo trasforma presto in una trave.

4.3.4. Non dimentichiamo l’ammonimento di Dio che collaborare con persone dell’altro sesso senza essere attratti in modo indebito dalla loro natura è altrettanto difficile quanto camminare sul fuoco senza scottarsi i piedi.

4.3.5. Nel nostro Ordine, i rapporti tra i celibi e le nubili siano limitati al massimo, e si abbiano attraverso fratelli e sorelle di solide virtù approvati dal consesso.

4.3.6. Seguendo l’esempio di Gesù e la guida dello Spirito Santo, in ogni relazione umana accoppiamo gentilezza e attenzione, bontà e prudenza, mitezza e fermezza, libertà e purezza, perché in un momento di debolezza non ci capiti di sporcare la bellezza di un cuore completamente unito al Signore.

4.3.7. Nelle nostre case ogni persona di altro sesso possa entrare soltanto nella cappella, nella foresteria e nel parlatorio che sia stato predisposto con molta prudenza.

4.3.8. Oltre a rispettare il corpo come dono del Padre, membro di Cristo e tempio dello Spirito Santo, manteniamo puri anche gli occhi e i pensieri.

4.3.9. Non ammettiamo assolutamente che le vergogne del mondo entrino in noi o tra noi attraverso i vari strumenti di comunicazione, come i giornali.

4.3.10. Evitiamo parole che non si addicono a persone consacrate a Dio, e comportamenti che possano far sorgere in altri dei dubbi circa la purezza della nostra vita, osservando anche le direttive eventualmente pubblicate dal vescovo per il clero e i religiosi della sua diocesi.

4.3.11. Mostriamo a tutti come la purezza di cuore sia possibile e contribuisca alla maturità umana, poiché il sesso non deve diventare un gioco né un idolo, ma è inteso come strada dell’amore, cioè del donarsi al prossimo e del riceverlo con rispetto.

 

 

 

 

N.B. Ricordo a tutti l’indirizzo del nostro sito: www.unwa.tk

Inoltre se avete un indirizzo elettronico e ce lo fate conoscere, sarà più facile, rapido ed economico farvi avere le presenti circolari.