Circolari N 40

 

 

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«Siate fecondi e moltiplicatevi,

riempite la terra» (Genesi 1,28).

Morogoro, 12-5-2007

Carissimi,

un appassionato lettore di queste circolari mi ha ricordato di essere di nuovo in ritardo... Allora eccomi ad informarvi dei nostri sviluppi. Il primo e più importante è senz’altro la celebrazione della Pasqua: benché si tratti di una festa annuale, ogni volta è nuova come l’eternità in cui è entrato trionfante Gesù, l’Amore non amato, anzi crocifisso. Continuiamo a farci coinvolgere in questa esplosione di vita per non essere fagocitati dalla cultura di morte sempre più globalizzata. Quest’anno abbiamo preferito fare in comunità e con i nostri vicini tutte le liturgie dal Giovedì santo alla Domenica di Risurrezione. Un’altra novità è stata l’installazione di due altoparlanti sul tetto della nostra cappella che, dalla Quaresima in poi, diffondono le nostre celebrazioni. Dopo oltre un anno di ascolto obbligato delle preghiere musulmane, ci siamo resi conto del loro impatto sull’ambiente. Così abbiamo deciso di rompere la monotonia e proporre un’alternativa, ben accolta da cristiani anche di altre denominazioni. Pochi giorni dopo ci siamo accordati coi rappresentanti della moschea in modo da non accavallare le voci, quasi in forma di contrasto: a ognuno il proprio spazio! Per discrezione noi ci asteniamo dal trasmettere le nostre preghiere nel cuore della notte, mentre loro non si fanno problemi di moltiplicare inviti alla preghiera e severe ammonizioni ben prima dell’aurora... Noi possiamo offrire questo servizio perché abbiamo un ritmo di preghiera fraterna abbastanza sostenuto; purtroppo di questi tempi non è lo stesso in tante parrocchie e comunità religiose. Ci sarebbe davvero da imparare dallo zelo di questi padri e madri di famiglia (anche se non molti) che si raccolgono in moschea cinque volte al giorno senza eccezione! Intanto, pian piano aumentano le presenze alla nostra Messa, soprattutto da parte di studenti immigrati vicino a noi per frequentare la scuola gratuita.

A proposito, quest’anno i risultati del sesto superiore sono stati molto al di sotto dei precedenti: a livello nazionale si parla di un ribasso del 20%. I nostri lo sono stato di meno. Così ci siamo ritrovati a sfornare più promossi di prima categoria che quasi ogni altra scuola della provincia, cioè 19 su 83 candidati, seguiti da 29 di seconda, 32 di terza e 6 di quarta. E ciò nonostante abbiano fatto in un anno quello che gli altri hanno fatto in due. Lo stupore si è diffuso in varie zone del paese, con conseguente ricaduta di fiducia anche sulla nuova scuola, in cui abbiamo trasferito alcuni dei professori di qua. Così chi prima ci si opponeva, perché non ancora in regola, oggi ci chiede posti: la commissaria regionale per l’istruzione, che a gennaio si era presentata di persona a imporne la chiusura immediata, costringendomi a ricorrere alla signora ministro per una dilazione, ora vuole trasferirvi la figlia... Da parte nostra continuiamo a impegnarci per essere fedeli al proposito di fornire una buona formazione intellettuale e morale insieme. C’è da stare molto in guardia: tra l’altro ho dovuto correggere il testo di biologia (che insegna dettagliatamente l’uso dei condom a ragazzi di 14 anni e vede come pericolosi solo gli stupri e certi aborti). I frutti di detta istruzione li vediamo negli studenti più grandi, che provengono da altre scuole: come si comportano e i sintomi di AIDS...

Lo sfascio continua: nel mese scorso è avvenuto uno scontro (non violento) tra governo e studenti universitari, cui è stato richiesto un contributo economico superiore alle possibilità di molti. Tutto il paese si è schierato dalla loro parte, visto l’enorme bisogno di professori (come quelli solo di nome, insufficienti per qualità e numero, raccolti alla buona nei mesi scorsi), il pericolo di rendere l’istruzione riservata ai figli di papà, nonché le spese spropositate delle strutture nazionali che hanno superato i budget approvati già mesi prima della fine dell’anno finanziario. Gli studenti hanno manifestato dicendo che l’istruzione superiore è necessaria, mentre non lo sono tanti viaggi all’estero dei pezzi grossi, né tanto meno le auto di lusso di tanti funzionari anche di livello inferiore. Ho letto che il 90% del bilancio va a mantenere gli uffici e solo il 10 alle opere di sviluppo.

Ormai il presidente ha perso la fiducia di molti e, dopo i primi mesi di notevole attività, è diventato piuttosto latente: scoraggiato o ricattato? Molti lo hanno deriso quando ha cominciato a dire che conosce i grossi corrotti della politica e dell’economia, ma che prima di prendere provvedimenti lascia loro il tempo di correggersi. Poi ha detto che conosce i grossi commercianti di droga, ma che dà loro spazio per pentirsi. Poi ha detto di lasciare riposare in pace il suo predecessore accusato per la faccenda dei radar e altro. Poi ha detto che i commissari di vario livello (scelti da lui, magari solo in base ad amicizia, conoscenza o religione) che hanno superato i budget previsti devono cambiare stile se no li caccia via... Ormai è una barzelletta, purtroppo tragica per un paese come questo. L’opposizione sta cercando di organizzarsi: proprio l’altro ieri i relativi partiti hanno firmato un accordo per presentare un candidato unico alle elezioni presidenziali del 2010.

Tra i nuovi problemi causati dalla negligenza della popolazione, ma anche dei governanti, c’è la diffusione della mortale malattia della Rift Valley che, come dice il nome, è presente ora qua ora là in questa parte d’Africa che va spaccandosi. Dopo oltre 10 anni è rientrata in Tanzania proveniente dal Kenya e in breve tempo ha raggiunto varie regioni e provocato varie morti. La prima fonte di contagio sono capi di allevamento infetti, ma poi viene diffusa anche da zanzare di ogni tipo. In genere la gente, spaventata, va astinendosi dalla carne bovina, caprina e ovina; ma c’è pure chi, per mangiare carne, è disposto a dissotterrare carogne... Da parte sua il governo si vanta di avere acquistato milioni di vaccini e cure per far fronte all’emergenza. Perché non si è fatto qualcosa per prevenirla?

Prima di cambiare argomento, vi riferisco che vanno aumentando i giovanissimi sieropositivi in fase terminale: non si tratta di quelli che se la sono cercata, ma di orfani contagiati dalle proprie madri, e poi trascinatisi tra una cura e l’altra. A gennaio ho dato vari sacramenti ad una di loro, Happy, 17 anni. Ciò che più preoccupa in casi del genere è la possibilità che raggiunta la pubertà (se non prima) diventino sessualmente attivi diffondendo l’AIDS tra i propri coetanei.

A livello ecclesiale, la prossima Pentecoste dovrebbe segnare l’avvio di un anno consacrato alle comunità cristiane di base. Ce ne sono già molte in tutto il paese, ma la vitalità è limitata. Spesso ci si limita a dire il rosario. Grandi assenti soprattutto gli uomini. Dobbiamo mettere più impegno perché siano centri di ascolto e attuazione della Parola di Dio, con gesti concreti d’impegno nel territorio. E’ così che il cristianesimo diventa vita. Tra le indicazioni sottolineate dai vescovi c’è proprio la vicinanza ai malati di AIDS e il sostegno ai relativi orfani. Sembra che anche altre denominazioni cristiane siano in attesa di vedere i frutti di quest’impostazione per provare a loro volta.

Un dato storico da non trascurare è che a metà di quest’anno la popolazione mondiale (6.615.848.000) dovrebbe raggiungere il livello di parità tra quanti vivono in città e quanti invece restano in piccoli centri, se non sperduti in vasti territori. La Tanzania è uno dei paesi in cui la grande maggioranza è ancora rurale, ma anche qui l’urbanizzazione galoppa: Morogoro cresce del 4,7 % all’anno. Anche le tribù più resistenti al modello occidentale vanno ormai assimilandosi. Basta pensare alla nostra nuova scuola, nei cui ostelli vivono oltre quindici ragazzi e ragazze Masai, mentre nell’altra abbiamo assunto un professore Barbaig, ottimo per la lingua inglese. Per me, appassionato di etnologia, è davvero interessante mettere insieme tanti tipi umani: tra circa 850 studenti (puntiamo ad arrivare a 3.000 nei prossimi anni) abbiamo arabi, indiani, mulatti (con sangue greco, irlandese e tedesco, anzi c’è anche un figlio del compianto signor Neri!). Ma i più attraenti restano gli Africani, che portano in sé una varietà genetica senza confronti. Sì, contrariamente a quanto pensa l’Europeo medio (per il quale i “negri” si somigliano tutti), l’esame del DNA indica che l’eredità fisica delle popolazioni locali è molto più diversificata di quella dei bianchi. Ciò dimostra che questi ultimi rappresentano una variante relativamente recente, mentre è tra le tribù africane che si trovano i tipi più vicini alle origini. Gli studiosi, ormai quasi tutti convinti che l’umanità è nata in Africa Orientale circa 200.000 anni fa, si vanno orientando sui nostri Sandawe per individuare con più esattezza come potevano essere i nostri unici progenitori. In scuola abbiamo due suore di detta tribù, particolare anche per la capacità di accumulare nei glutei riserve di cibo (come i cammelli nelle gobbe), e per la lingua che ha circa 130 fonemi diversi (oltre alle vocali e alle consonanti, hanno tanti suoni schioppettanti prodotti dalla lingua sui denti). Questo è solo un invito ad approfondire l’argomento sul piano scientifico, ma soprattutto su quello della fede nella Provvidenza del Creatore che guida la nostra storia attraverso tante vie verso l’unità in lui.

Pace a voi e a tutti!

fr. Riccardo Maria

 

 

DALLE COSTITUZIONI:

7.2. la grazia della fraternita’

 

7.2.1. Le comunità cristiane hanno origine non da volontà o da progetti umani, ma dall’amore di Dio che ha convocato varie persone affinché qualsiasi differenza tra loro sia di vantaggio ad ognuno, e la loro unità vinca le conseguenze del peccato originale, al punto da mostrare in qualche modo l’unità delle tre persone divine.

7.2.2. Gesù chiamò per nome gli Apostoli perché ne condividessero la vita come un gruppo unico che fosse il seme della sua comunione che giungerà a perfezione nei cieli.

7.2.3. Egli stesso continua a radunarci ogni giorno per parlarci e unirci a sé e tra noi nell’eucaristia, affinché lo seguiamo in unità come veniamo indirizzati dal carisma che ci ha concesso.

7.2.4. Siamo insieme nel suo nome, non per esserci scelti: perciò accogliamoci con gratitudine come doni del Signore, sentendoci una sola famiglia e chiamandoci tutti fratelli, facendoci ognuno minore dell’altro e unendoci verso gli scopi della comunità.

7.2.5. Spezzare il nostro pane quotidiano, pregare insieme, seguire gli insegnamenti e le direttive dei pastori della Chiesa nonché condividere tutto mostri e faccia crescere l’amore che abbiamo tra noi e che ci sosterrà in tutte le difficoltà della nostra vita.

7.2.6. Come Cristo ci ha portato l’unità attraverso le sue sofferenze, accogliamo gli ostacoli che incontriamo nell’edificarla come altrettante occasioni per rafforzare e purificare la nostra intenzione di donarci completamente agli altri.

7.2.7. Facendosi fonte, modello e misura del nostro amore, Gesù ci ha assicurato che siamo amati al massimo e che possiamo amare al massimo: tale amore edifica la comunità giorno per giorno vincendo la nostra debolezza.

 

 

 

N.B. Ricordo a tutti l’indirizzo del nostro sito: www.unwa.tk

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