Circolari N 33

 

 

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«Moltiplicai la sua discendenza e gli diedi Isacco »

(Giosuè 24,3)

Morogoro, 30-11-2005

Carissimi,

finalmente siamo raddoppiati! Ci sono voluti otto anni e qualcosa, ma ci siamo arrivati. Avremmo voluto una crescita più rapida, comunque ringraziamo Dio per quella che ci ha concesso. Del resto, l’opera è sua, e lui sa bene come portarla avanti. Se non l’avete capito sto parlando della nostra associazione francescana missionaria: il giorno della sua approvazione (9-7-1997) facemmo la professione 6 sorelle e 5 fratelli. Da mercoledì scorso, quando abbiamo festeggiato quella di Gerold Antoni na Respicius Leo, siamo rispettivamente 12 e 10, distribuiti in 6 comunità. Senza contare una clarissa in prova, 13 novizi e novizie, 10 postulanti e altri 8 giovani. Ora c’è da prepararsi alle assemblee dell’anno prossimo, per fare il punto della situazione ed eleggere i nuovi responsabili.

Più vicine sono le elezioni politiche, rinviate al 14 dicembre dopo l’improvvisa morte di uno dei tanti candidati alla vicepresidenza della repubblica, avvenuta pochi giorni prima delle votazioni da fare il 30 ottobre. Lo scherzo del destino ci è costato almeno 4 milioni di euro, soprattutto per ristampare le relative schede... Per la Tanzania è una cifra non da poco. Del resto, nei giochi le regole vanno rispettate. Non come sembra sia successo a Zanzibar, dove invece alla data prevista si sono svolte almeno le elezioni per il presidente e il parlamento delle nostre isole: la gente ha votato sotto il controllo di 30.000 soldati (circa 1 ogni 10 elettori!) in un clima molto teso, con già qualche morte in incidenti tra il partito di maggioranza e quello d’opposizione, entrambi decisi a vincere ad ogni costo. Gli stessi osservatori internazionali si sono divisi sulla legalità democratica dell’accaduto: c’è chi dice che la bottiglia era mezza piena, e chi sostiene invece che era mezza vuota. Insomma, non tutto era regolare da parte del governo, ma gli altri paesi africani sono d’accordo nel chiudere un occhio, mentre molti di quelli occidentali sono più esigenti. Si è fatto votare (e anche rivotare) gente sconosciuta, a cominciare dai soldati stessi. Poi hanno annunciato che il presidente uscente era stato rieletto col 53 % dei voti contro il 46% del principale oppositore, e l’hanno fatto giurare di corsa, prima di esaminare i reclami. Mah!

Qua sul continente le cose dovrebbero essere più calme, anche se il partito “sconfitto” a Zanzibar minaccia di mandare in piazza i propri sostenitori anche nel continente. Possono essere circa il 15% della popolazione, ma sono quasi tutti musulmani, e tra essi molti hanno fatto corsi di arti marziali (magari in moschea!). Quanto ai suffragi, qua l’opposizione è troppo sparpagliata per riuscire a vincere, però la gente potrebbe almeno dare segni della sempre maggiore disaffezione verso l’ex partito unico, ormai in preda alla corruzione più sfacciata e al predominio degli asiatici e di altri ricconi che lo finanziano per i propri (sporchi) interessi. Tra l’altro i suoi candidati per la nostra zona non godono di buona fama nemmeno fra i membri del partito...

Tornando alla nostra associazione, a settembre abbiamo tenuto l’annuale raduno delle vocazioni da varie parti del paese: quest’anno non molte, anche se c’era pure un kenyota. Novità più importante: nello stesso mese una famiglia originaria della Tanzania occidentale (regione di Kigoma) si è trasferita a Kiroka per unirsi a noi come franscescani “secolari” (cioè “nel mondo”). Forse ricorderete due tentativi del genere falliti negli anni novanta, quando accogliemmo donne senza marito, forse più che altro interessate a sistemarsi in qualche maniera con alcuni dei loro figli. Questa volta il capofamiglia c’è ed è molto motivato. Qualcun altro è pure in vista. Speriamo così di riuscire a mettere su, dopo la fraternità maschile e quella femminile di vita consacrata, il terzo ramo, molto importante nei nostri programmi missionari. Accanto alle nostre comunità vorremmo avere sempre qualche famiglia impegnata per dare una testimonianza ecclesiale più completa dei modi in cui vivere il Vangelo. Inoltre per noi stessi il contributo dei laici, con la loro peculiare sensibilità, può essere complementare, anzi decisivo.Qua si sottolinea spesso che, per cucinare la polenta, la pentola deve poggiare su tre pietre (“mafiga matatu”)...

Sempre a Kiroka, in ottobre si è tenuta una settimana di esercizi spirituali per una ventina di noi. Questa volta è stata diretta da padre Richard Kungi, un giovane missionario del Preziosissimo Sangue che ho guidato spiritualmente al sacerdozio e che ora da due anni lavora in una parrocchia povera di Santiago del Cile. Con mio grande piacere i partecipanti sono rimasti più soddisfatti del solito. Che Dio continui a benedire la nostra Chiesa con vocazioni del genere, perché la qualità conta più della quantità.

Quanto a noi che viviamo in città, a settembre abbiamo subito il solito assalto da parte di circa 500 candidati a 80 posti nella nostra scuola superiore. E’ duro selezionare persone, soprattutto quando vedono la possibilità di studiare da noi come il grande sogno della loro vita. Ci tocca sempre vedere tante lacrime! In compenso poi, quelli che riescono a superare i due esami dovrebbero fare bene. Uno sprone in tal senso è il vedere i buoni risultati di chi li ha preceduti: almeno una decina sono già all’università, anzi uno ha vinto una borsa di studio in Ucraina. Si tratta proprio di uno di quelli che ha studiato con più difficoltà economiche: parlo di mettere qualcosa in bocca, non solo di acquistare i quaderni... Perché noi offriamo la possibilità di studiare gratis, ma per il resto ognuno deve badare a sé.

Per le ragazze che non hanno parenti in città, da gennaio c’è una specie di ostello a disposizione. Una della decina di congregazioni che ha inviato membri a studiare da noi ha accettato la mia proposta di prendere un affitto una casa vicina e subaffittare le stanze in più ad altre suore e studentesse. Era necessario, perché da queste parti è troppo pericoloso lasciare senza controllo ragazze sparse qua e là...

Altro vantaggio di avere frati e suore tra la popolazione studentesca è che contribuiscono molto alla disciplina e alla serietà in classe. Gli stessi insegnanti l’hanno fatto notare. Naturalmente dobbiamo stare attenti a non trasformare la scuola in un istituto per religiosi: per questo abbiamo stabilito la loro quota massima al 10%. L’ho anche messo per iscritto nella documentazione inviata di recente a Dar es Salaam per avviare i procedimenti di registrazione, un altro passo richiesto da tempo sia da parte di studenti e professori che da parte delle autorità. Vedremo ora come queste si comporteranno verso di noi... In genere c’è troppa burocrazia e corruzione.

Dalla nostra scuola si è diffusa già ad un’altra decina un’associazione mariana iniziata due anni fa da uno dei neoprofessi. Nella sua semplicità è un fenomeno interessante, soprattutto per me che, se ho il carisma dell’insegnamento, non ho mai saputo creare un gruppo laicale. Vedremo gli sviluppi di questa realtà, inattesa nella sua vivacità: pensate che partecipano attivamente anche protestanti e musulmani! Si parla di rosari, anzi se ne dicono...

Con questa bella notizia apostolica sono arrivato alla conclusione di quest’ultima lettera dell’anno. Non mi resta cha augurarvi un buon Avvento in preparazione al Natale del Signore (non del panettone), e poi un buon anno nuovo, pieno della sua pace!

fr. Riccardo Maria

 

 

DALLE COSTITUZIONI:

8.7. LE COMUNITA’ LOCALI

 

8.7.1. Le nostre comunità locali hanno volti diversi perché è in esse che i programmi del nostro Ordine rispondono alle necessità di una Chiesa particolare e della gente di una data cultura, mentre i fratelli e le sorelle s’impegnano giorno per giorno a usare i propri differenti carismi e a maturare in unità.

8.7.2. Costituire una comunità spetta al consiglio generale, dopo aver consultato i membri del consesso, aver accertato che l’ambiente si confa per la nostra forma di vita, ed aver ricevuto il consenso scritto del vescovo della diocesi in questione.

8.7.3. Normalmente le comunità vivano in prossimità di villaggi ed abbiamo da sei a dodici membri, però i monasteri e le case di formazione possono averne un numero maggiore contando i formandi; al contrario gli eremi possono averne tre o quattro soltanto.

8.7.4. Il servo o la serva col proprio consiglio cerchino di collocare bene i fratelli o le sorelle in modo che vivano in maniera veramente evangelica nell’ambiente in questione.

8.7.5. Scelgano guardiani o guardiane che custodiscano l’unità e la fedeltà di tutti o tutte, curando soprattutto l’equilibrio tra le esigenze della preghiera e quelle dell’attività.

8.7.6. A vantaggio della vita fraterna e della testimonianza ecclesiale, possibilmente ogni volta che si forma una comunità alcuni nostri fratelli o sorelle secolari si traferiscano vicino ad essa; i chierici diocesani facciano così col permesso del proprio vescovo.

8.7.7. Al contrario, comunità diverse di consacrati non vivano nello stesso villaggio, se non per migliorare la formazione o per altro scopo importante.

8.7.8. Dopo aver consultato il vescovo diocesano, una fraternità può abbandonare una casa o lasciarla ad un’altra fraternità, come programmato dal consesso; nel caso le cose che si trovano in casa siano distribuite fraternamente tra la fraternità che se ne va e la diocesi, o tra essa e quella che viene.

8.7.9. Facciamo anche programmi per andare a stare solo temporaneamente in singoli villaggi, osservando la nostra vita comunitaria, visitando la gente a casa loro e radunandola per ascoltare la Parola di Dio e condividere in un clima di preghiera.

8.7.10. Terminato lo juniorato, i fratelli che lo vorranno siano autorizzati ad osservare la Regola dei Frati Minori confermata da papa Onorio III, in modo da seguire la stessa forma di vita di san Francesco che imitava quella degli Apostoli quando furono inviati da Gesù per la prima volta.

8.7.11. Perché un membro di una fraternità possa vivere a lungo in una comunità di un’altra fraternità dello stesso sesso, c’è bisogno del permesso dei servi o delle serve di entrambe le parti; però ad un nostro fratello o sorella secolare basta il permesso del servo o della serva della fraternità che lo riceve.

8.7.12. Se qualche fratello o sorella avesse bisogno di vivere a lungo fuori delle nostre comunità per motivi di salute o di studio, il consiglio della fraternità gli assegni un fratello o una sorella con cui andare e una casa religiosa determinata; dopo di che continui a comunicare spesso col servo o la serva e coi fratelli o le sorelle della propria fraternità, poiché la vita comunitaria è il cuore della nostra vita e del nostro apostolato.

 

N.B. Ricordo a tutti l’indirizzo del nostro sito: www.unwa.tk

Inoltre se avete un indirizzo elettronico e ce lo fate conoscere, sarà più facile, rapido ed economico farvi avere le presenti circolari.