Circolari N 24

Morogoro, 21 dicembre 1995: il vescovo Telesphore Mkude inaugura il periodo di prova.

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“Nei giorni futuri Giacobbe metterà radici,

Israele fiorirà e germoglierà” (Isaia 27,6).

 

Morogoro 13-2-2004

Carissimi,

la speranza è una grande virtù donataci da Dio: naturalmente si tratta di contare su di lui, non su povere creature, né tanto meno su noi stessi… E’ la speranza che ci sostiene nel cammino e nel lavoro, soprattutto quando si fa più difficile o quando si vede meglio la propria incapacità a riuscire. Per la speranza in lui, che ha cominciato l’opera sua in noi e attraverso noi, continuiamo nell’impegno quotidiano per un mondo migliore e soprattutto per la vita senza confini. Cuori in alto e mani all’opera su questa terra!

Quanto a me, in questi ultimi mesi sono stato confortato anche umanamente dai fatti che ora vi faccio conoscere.

Subito dopo Natale sono stato una settimana a Kiroka per gli esercizi spirituali miei e di 13 fratelli e sorelle, mentre fr. Daudi ne guidava altri 5 a comprendersi nel quadro del piano amoroso di Dio. Come sempre, il silenzio esteriore ed interiore, accompagnato dalla Parola di vita, è stato di grande beneficio ad ognuno. Non è un vuoto allucinante, ma il ritrovamento di sé nella gioia della verità.

Appena tornati in città, il 3 gennaio, i 13 hanno iniziato con entuasiasmo il loro triennio di prova che dovrebbe portarli a promettere a Dio di vivere in castità, povertà ed obbedienza. Chiediamo a lui che sappiano usare bene le innumerevoli grazie che normalmente concede in tale periodo di semina.

Il giorno seguente, c’è stata festa per Stephen Emanuel, Alex Maximilian e Selina Teresa che hanno emesso detta promessa al termine del loro noviziato. Durante i giochi, i balli e i canti che hanno seguito la Messa e il pranzo per tutti, ho annunziato da parte della fraternità maschile che, arrivati ormai a 10 professi, abbiamo potuto istituire ufficialmente le comunità avviate da anni a Kiroka e Langali, in aggiunta a questa casa madre, dedicata a sant’Antonio di Padova. Quella di Kiroka l’abbiamo affidata a san Benedetto il Moro, figlio di schiavi africani viventi in Sicilia nel XVI secolo, poi francescano riformato e primo negro canonizzato dalla Chiesa. L’altra l’abbiamo dedicata a san Francesco d’Assisi, il quale non ha bisogno di presentazioni, anche se non farebbe male a nessuno conoscerlo più a fondo dai suoi scritti e dalle sue biografie: certo vale più che tutti i divi che ci vengono inculcati dai mezzi di comunicazione.

Lasciando da parte i santi, le nuove comunità sono affidate anche a fratelli in carne ed ossa che la terminologia evangelica (prediletta da san Francesco) definisce “guardiani”. Ora, sotto la mia responsabilità come “servo” dell’intera fraternità, ci sono tre di loro (Alex Bosco, Daudi Egidi na Leonidas Lwanga) a curarsi quotidianamente dei fratelli con cui convivono nelle varie case. Ciò vuol dire che mi sono tolto qualche peso, benché resti pure incaricato dei novizi e dei neoprofessi. A Kiroka, invece, Daudi continua ad essere il formatore dei nuovi arrivati e dei postulanti: lavoro che svolge egregiamente, con vantaggio anche delle sorelline che partecipano ogni giorno alle sue catechesi. La casa di Langali ospiterà i novizi del secondo anno, che potranno godervi (beati loro!) un clima più adatto alla preghiera e alla riflessione.

Tra l’altro, il neoprofesso Stephen, anche se nato e cresciuto in Tanzania come figlio di profughi, è di nazionalità burundese, e così ci rende finalmente “internazionali”…

Qualcuno di voi più attento alle mie parole e ai miei numeri si sarà forse chiesto perché Daudi ha predicato a 5 di noi, mentre poi solo 3 hanno fatto la professione. Vi spiego. La quarta era una nostra sorella che non aveva potuto fare gli esercizi a luglio insieme agli altri professi. La quinta, invece, è un’altra nuova arrivata, sr. Gabriela Fransiska. 

Ringraziamo Dio di questo dono, come pure di un altro, di cui vi accennai l’anno scorso quando si profilò all’orizzonte. Si tratta di una piccola comunità femminile d’ispirazione francescana, composta di tre sessantenni che vivono ad Ipenja, al confine con il Malawi, che già da qualche tempo avevano chiesto di unirsi alle nostre sorelle. Dopo lo scambio di contatti e di visite, e dopo un tempo di preghiera e riflessione, una di loro è venuta da noi ed ha iniziato il noviziato. Le altre due sono ancora in diocesi di Mbeya, dove sono state raggiunte il 26 gennaio dalle nostre sorelle Ana e Flora, le prime inviate lontano dalla base, con la benedizione del nostro vescovo, così convinto della cooperazione tra le Chiese, e con tanta gioia del vescovo di là, un missionario della Consolata nativo di Iringa che ha lavorato a lungo in Congo.

La sua diocesi copre un ricco altopiano le cui varie tribù seguono in maggioranza le più svariate denominazioni protestanti; i cattolici sono poco più del 10% su quasi 2 milioni di abitanti. Non mancano però i seguaci delle religioni tradizionali, soprattutto in villaggi non ancora evangelizzati, come Ipenja appunto. Parlo di “religioni tradizionali” per rispetto; la realtà è molto meno solenne del termine: potrei dire che c’è molta superstizione, come provato dal notevole commercio locale di pelle umana (in parte destinata al vicino Zambia). Sì, in quella regione ogni anno varie persone vengono uccise, scorticate e mutilate (soprattutto del cervello e di organi sessuali) allo scopo di procurarsi ricchezza per vie magiche. Vi prego di non ridere di questi “selvaggi” né di raccapricciarvi senza pensare prima a quello che – sempre per egoismo – si fa nei paesi sviluppati: ad esempio ai “partial birth abortions” difesi da Clinton, in cui dottori vestiti di bianco ed operanti in ambienti asettici introducono un tubicino nel cranio di un feto vivo al nono mese per estrarne la materia grigia e poi tirare fuori con facilità il cadaverino, magari destinandolo alla fabbricazione di cosmetici di lusso...

Per ora le nostre sorelle, essendo solo 8 professe, non possono fare di più; ma a gennaio dell’anno prossimo alcune delle novizie dovrebbero emettere la loro promessa e le altre iniziare il secondo anno di noviziato, per cui potranno essere trasferite da qua. Naturalmente la riuscita dipende dalla grazia di Dio, che però si serve anche di noi: è per questo che, considerando l’alto numero di novizi attuali (22) cerco di fare del mio meglio per loro, senza trascurare troppo gli altri doveri. Dato che sono più di noi professi, non è difficile capire che il futuro della nostra associazione dipende molto da quest’anno di grazia. Per questo vi chiedo di aumentare l’intensità – se non la quantità – delle vostre preghiere per noi.

Uno sviluppo di altro tipo è stata l’apertura di un sito su internet allo scopo di usare anche questa via di comunicazione, non per farci conoscere, ma per far conoscere il messaggio che siamo stati inviati a portare con le parole e con l’intera esistenza. Il nostro amico Vincenzo, che ci aveva fatto con insistenza la proposta, ha preso amorosa cura della sua realizzazione. L’indirizzo per ora è: www.alfagems.com/unwa.

Con la Quaresima in arrivo non posso che augurarvi di profittarne per seguire sempre più il Signore Gesù perché possiate godere la sua pace!

 

fr. Riccardo Maria

 

P.S. Come ogni inizio d’anno, allego il bilancio economico (in euro) dell’intera associazione (al cambio medio di 1.171,20 scellini TZ = 1 EU = 1,15 $)

 

               

ENTRATE                               (2003)                      (2002)                                                

Riporto                                  1.375,33                  9.535,52                                             

Benefattori                          49.768.80                58.654,61                                            

Prestiti                                   3.154,76                 3.644,57                                             

Restituzioni                           1.802,85                 2.372,07                                             

Vendite etc.                         16.913,61               11.609,55                                            

 

 

 

USCITE                                             

Terreni                                        12,81                 1.220.46                                             

Costruzioni                            2.690,77               14.558,14                                            

Formazione                           1.823,12                  1.613,27                                             

Alimentazione                       3.365.87                  3.757,66                                             

Prestiti                                   1.432,04                  2.273,80                                             

Restituzioni                           4.345,93                  1.504,93                                             

Opere e donazioni                15.481,31               18.136,94                                            

Sanità                                         557,00                 1.045,36                   

Vestiario                                    115,99                    150,62                                                

Attrezzi                                        63,61                    101,77                    

Casalinghi                                  102,31                    209,92                                                

Illuminazione                               62,59                      96,59                                                  

Posta e telefono                            64,02                      76,47                    

Igiene                                          306,70                    235,09                   

Culto                                            295,01                     47,25                   

Legna                                           317,92                   488,99                    

Trasporti                                      624,30                   513,27                    

Viaggi                                       1.033,13                1.041,85                 

Progetti auto sostentamento   30.013.22               40.577,64                                            

 

TOTALE                                73.015.35-              85.816,32-             

                                               62.707,65=             84.572,55=             

          

Riporto                                    10.307,70                 1.243,77                                

 

 

 

 

DALLE NOSTRE COSTITUZIONI:                                            

6.4. LA BORSA

 

6.4.1. Come Gesù e gli Apostoli ricevevano aiuti ed avevano una borsa affidata al cassiere, la Chiesa usa soldi e beni materiali per il culto, i bisogni dei suoi ministri, l’apostolato e le opere di misericordia soprattutto a favore dei poveri.

6.4.2. Per questi stessi scopi anche le nostre fraternità e comunità possono usare beni e soldi, però solo nella misura del necessario, così che tutti vedano che siamo stati liberati dall’avidità materiale, che è radice di tutti i mali.

6.4.3. L’amministrazione dei soldi e delle cose segua le leggi della Chiesa e del nostro Ordine, e nella misura del possibile sia affidata a laici.

6.4.4. Il consiglio della fraternità scelga ad ogni livello un esperto economo e due suoi consiglieri che insieme svolgano il loro compito sotto il servo o il guardiano competente; nelle comunità con pochi fratelli, il guardiano stesso può fungere da economo.

6.4.5. Ogni tre mesi costoro presentino il resoconto al consiglio del rispettivo livello e al servo; ogni anno il consesso dell’associazione presenti il resoconto al vescovo di Morogoro; il servo della fraternità presenti il resoconto al capitolo generale ogni volta che si raduna.

6.4.6. Il consesso stabilisca una cifra massima per servi e guardiani nel fare debiti, donare e vendere cose ed usare denaro per necessità che non rientrano nel servizio abituale ai fratelli loro affidati; oltre tale cifra devono chiedere il consenso del proprio consiglio.

6.4.7. Pagamenti, doni e tutte le cose che pervengano ad un fratello in qualsiasi maniera, li consegni al guardiano a vantaggio dell’intera comunità, in modo che riceviamo con equità cibo, vesti e il resto di cui abbiamo bisogno a misura della nostra povertà, senza dimenticare i poveri.

6.4.8. Qualsiasi uso del denaro richiede che il fratello riceva prima il permesso del guardiano e gli presenti poi il resoconto.