Circolari N29 |
“Dio
tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non
ci sarà più la morte,
né
lutto, né lamento, né affanno,
perché
le cose di prima sono passate” (Apocalisse
21,4).
Morogoro, 26-1-2005
Carissimi,
scrivendo a poche ore dalla morte di mio padre, non posso che iniziare onorandone la memoria, anche per il grande amore con cui ha fatto per vent’anni (insieme a mia madre, inseparabile compagna di una vita lunga e feconda), il lavoro di trascrizione, raccolta e diffusione di queste circolari. Quand’era ancora settantenne avrebbe voluto venire a trovarmi in Tanzania, ma io l’ho sempre dissuaso. Ora può vedere con ogni chiarezza, meglio che in diretta, anche le vicende di qua, cui ha partecipato sino alla fine con tutta la sua straordinaria umanità e vitalità. Insieme alle mie comunità lo affidiamo alla misericordia di Dio, sperando che presto, pienamente purificato, possa vedere soprattutto lui, che è lo scopo per cui è stato creato.
Nella sua ultima lettera mi scriveva: “stiamo per chiudere l’anno sotto l’enorme impressione universale del maremoto che è venuto a toccare anche la tua terra. Un fenomeno e una tragedia di proporzioni tali che resta difficile pensare e valutare nella giusta misura e che riguardano ogni aspetto del vivere umano… non esclusi il credere e l’operare quando di fede hanno poco sapore. Cosa dirà a tanta gente questo spaventoso sconvolgimento che sembra quasi segnare (e lo fa temere) l’inizio di una epoca che credevamo vivere solo nella fantasia di qualche strano e visionario soggetto?”.
Già: né la Parola di Dio che (a differenza di cielo e terra) non passa, né le scoperte scientifiche sempre più avanzate bastano a convincerci che questa nostra vita che tanto ci affascina è legata ad un equilibrio molto precario. E’ come un filo sottilissimo sempre sul punto di strapparsi. Che noi vogliamo vivere eternamente, va bene: è un anelito del nostro cuore che è opera di Dio. Il guaio è che vorremmo vivere per sempre su questa terra, come il feto nella pancia della madre, anziché uscirne e vedere la luce… Ogni realtà che viene a destarci da questo sonno dolce e letale, l’accogliamo male e critichiamo Dio che la lascia accadere, senza comprendere che la sua opera non può che essere sempre ottima, anche e soprattutto quando non la possiamo capire. E’ così bello fidarsi serenamente del Padre celeste! La gente di qua, di fronte a qualsiasi sciagura, ripete con semplicità: “Kazi ya Mungu haina kosa” (=L’opera di Dio non ha imperfezione).
Vi confido che personalmente non resto molto scosso dai cataclismi naturali, proprio perché sono naturali. Semmai mi rallegro della susseguente mobilitazione internazionale, specialmente da parte di gente comune (anche se la solidarietà vera non è il gesto di ogni tanto, ma una scelta di vita). Ciò che mi fa ribellare sono le malvagità dell’uomo contro altri esseri umani, le guerre senza fine, le oppressioni di popoli interi, le stragi degli innocenti non nati, etc. Tutte cose piuttosto diaboliche. Ed è qua che devo ricorrere alla fede per essere certo che anch’esse alla fine produrranno frutti di bene, non certo per merito di chi ne è responsabile, ma grazie alla Provvidenza di Dio. Purtroppo la tele-visione non aiuta ad avere simili visuali… tutt’altro: sa solo suscitare impressioni, sensazioni e poco più. Se si fanno considerazioni, sono proprio terraterra. Se si invita un prete, non ha tempo e modo di approfondire le ragioni della fede.
Mentre il nostro oceano si sconvolgeva, noi fratelli e sorelle, ignari, eravamo insieme a Kiroka per una settimana di esercizi spirituali, riflettendo sull’inconsistenza e vanità di tutte le creature e sulla necessità di puntare solo su Dio. Venerdì tornerò là per ripetere con novizi e novizie l’esperienza di questa pausa annuale che ci ristora nel profondo, rende limpido il nostro sguardo su persone, cose e avvenimenti, e così ci dispone a servire meglio il nostro prossimo.
A cominciare dai più giovani. Già il giorno seguente il ritorno abbiamo riaperto la nostra scuola per un numero mai raggiunto di studenti: tanto che abbiamo dovuto aggiungere altri sei cessi, oltre a introdurre l’acqua. Una settimana dopo era il turno dell’asilo, per il quale stiamo costruendo un ufficio, un magazzino e la cucina. La mia predicazione è ridotta quasi alle sole domeniche, mentre la radio non ha soste né di giorno né di notte, a meno che ci siano problemi tecnici. La formazione ne ha molti altri, ma che non creano soste… semmai vuoti, come quelli numerosi degli ultimi mesi. Resta in me la certezza, a volte sperimentale, che non tutto il lavoro vada perduto. Chi lascia il convento, porta con sé non solo tanti quaderni di note e appunti, ma soprattutto delle convinzioni che lo accompagneranno nella vita e che a sua volta spanderà attorno a sé. Perché il bene tende a diffondersi, anche se spesso vediamo piuttosto il contagio del male. Anche di questo parlava mio padre nell’ultima lettera, raccontandomi alcune opere buone di una nipote (la sua gioia era veder compiere il bene): “Sì, se andiamo a leggere fra le righe della nostra storia familiare, fin da quando eravamo piccoli noi ora novantenni, i segni di questo spirito sono presenti. Benedetti coloro che hanno saputo seminarli. Io ne ricordo tanti con ammirazione e gratitudine”.
Con questa fiducia realistica, vi auguro un anno di frutti di pace!
fr. Riccardo Maria
DALLE NOSTRE COSTITUZIONI:
2.9. FORMAZIONE PERMANENTE
2.9.1.
L’Ordine è tenuto ad aiutare tutti i fratelli e le sorelle con l’andamento
della vita quotidiana e anche per mezzo di corsi, seminari, incontri ed
esperienze varie, affinché la loro vocazione francescana si sviluppi di
continuo e il loro apostolato sia sempre efficace nei cambiamenti
dell’ambiente.
2.9.2. Ognuno di noi, nella misura delle capacità e responsabilità che ha, si impegni a progredire nelle cose che lo riguardano, a cominciare dalla vita spirituale che è la chiave di tutta la formazione per lui e per gli altri.
2.9.3.
Crediamo
che Dio Padre nutre la propria famiglia prima di tutto con le Sacre Scritture,
in cui parla continuamente con noi per introdurci nella comunione con lui e
farci conoscere la sua volontà circa la nostra vita.
2.9.4.
Ogni
giorno prendiamo in mano la sacra Bibbia, puntando umilmente a comprenderla
secondo la fede della Chiesa nonché il nostro ambiente, per giungere a
conoscere il Cristo che è la Parola in persona.
2.9.5.
Dopo
di ciò preferiamo leggere gli scritti del Magistero della Chiesa, dei suoi
Padri, dei grandi maestri della vita spirituale e le notizie dei santi,
specialmente francescani, impegnandoci a mettere in pratica.
2.9.6.
Nutriamoci
insieme di queste letture almeno a pranzo o a cena mentre nutriamo i nostri
corpi, eccetto di domenica, in giorni solenni ed altre occasioni opportune.
2.9.7.
Con
questa luce evangelica lo Spirito di sapienza ci farà discernere la situazione
del mondo e i segni dei nostri tempi, distinguere quello che proviene da lui e
quello che gli si oppone, e gustare il modo con cui il Padre guida tutto perché
anche il male possa concorrere al bene.
2.9.8.
Riconosceremo
anche il modo di affrontare qualsiasi avvenimento, confidando in lui come se
tutto dipendesse solo da lui, e impegnandoci come se tutto dipendesse da noi.
2.9.9. A questo scopo, libri e pochi giornali di
orientamento veramente cattolico siano disponibili ad utilità di tutti.