Circolari N27

Comunità femminile in preghiera nella Cappella di Morogoro - Jumuia ya kike ikisali katika kikanisa chao cha Morogoro - Feminine community praying in their chapel of Morogoro

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“Non trascurare il dono spirituale che è in te” (1Tim. 4:14).

 

 

Morogoro, 2-9-2004

Carissimi,

non mi ero accorto di essere così in ritardo! Del resto stavo tranquillo sapendo che lassù era periodo di vacanza, quindi di dispersione geografica (speriamo non anche spirituale!). Anche per noi sono stati mesi di sollievo dal caldo, che ci opprime quasi tutto l’anno e che ora va ricominciando. Naturalmente per i nostri fratelli di Langali e le nostre sorelle di Ipenja, che vivono in altitudine, è stato un periodo di freddo piuttosto intenso. Già, perché c’è sempre l’altra parte della medaglia!

Di cose da dirvi ce ne sono. Vi avevo lasciato con la richiesta di preghiere per la mia visita canonica alle sorelle. E’ andata bene. Dopo un mese di colloqui personali, in cui sono emerse soprattutto le mancanze della serva in carica e della precedente, nella riunione delle professe abbiamo concordato all’unanimità di chiedere al vescovo una commissaria che diriga la loro fraternità in suo nome. Mons. Mkude ha accolto sia la richiesta che l’indicazione della persona ritenuta più idonea, cioè sr. Elizabeti Anjela, che si è subito messa al lavoro per riformare ciò che non andava. Con la collaborazione volenterosa delle interessate, il clima spirituale va migliorando rapidamente.

Subito dopo abbiamo tenuto la riunione annuale congiunta dei nostri consigli (maschile e femminile) per rivedere il recente passato e programmare un po’ il futuro. La decisione più importante è stata quella di rafforzare e rendere definitiva la presenza delle sorelle in diocesi di Mbeya, avviata a gennaio. Il vescovo di là ci aveva visitati insistendo che anche noi fratelli aprissimo una comunità da quelle parti, ma per ora i calcoli matematici sul personale a disposizione non lo permettono.

Tra i vari visitatori dall’Italia, passati in questi mesi, la presenza più lunga ed importante è stata quella del mio vecchio amico Vincenzo, accompagnato dalla moglie Manuela e dal loro quarto figlio, Francesco. Durante un mese di permanenza ha preso corpo (anche giuridicamente) il progetto accarezzato da tempo di una società per lo sviluppo economico del paese che punti in primo luogo sulla risorse minerarie messe dal Creatore sotto i nostri piedi. Come già accennatovi, lo scopo (Auto Liberation for Africa) è riassunto nel nome ufficiale ALFA GEMS. Si spera di spezzare ed invertire un po’ il circolo vizioso della povertà in modo che diventi un circolo virtuoso di progresso. L’economia insegna che un’attività come questa ne stimola un’altra, in modo che la moneta circola, e prima o poi molti ne vengono a beneficiare, a cominciare da chi ci lavora direttamente (al momento una ventina di persone).

Non che ci illudiamo: sappiamo bene che molto spesso i soldi sono usati male e stimolano perversioni, a cominciare da prostituzione, ubriachezza e droga. Ma il cattivo uso che si può fare del denaro non deve diventare un pretesto per lasciare la gente in condizioni indegne. E’ che, come sempre, l’economia non basta se non è diretta dai veri “valori” umani e divini. Ed ecco allora la necessità di usare i profitti della società per sostenere le attività della Chiesa ed altre più genericamente sociali. Di conseguenza, per costituzione, ALFA non distribuirà dividendi tra i soci, ma deciderà ogni anno dove indirizzare il ricavato… sempre sperando che ci sia!

Personalmente continuo ad essere sensibile in modo particolare al settore educativo. Abbiamo accolto con gioia e soddisfazione i risultati degli esami nazionali sostenuti dal primo gruppo di studenti di “alto livello” della nostra scuola superiore. Nonostante molti siano lavoratori e abbiano studiano in sedici mesi invece che in ventidue, oltre la metà hanno avuto la promozione di prima categoria, e gli altri quella di seconda e terza. Nessuno di quarta e nessun bocciato. Ora, per alcuni di loro sono aperte le porte dell’università, per altri ci sono altre possibilità di migliorare la propria condizione e soprattutto di contribuire al vero progresso del nostro popolo; né manca chi pensa alla vocazione sacerdotale o religiosa. Mentre ringraziamo Dio, datore di ogni bene, continuiamo a cercare il modo di raggiungere risultati migliori anche nel “livello ordinario”.

Intanto per la Tanzania le Olimpiadi si sono concluse senza neppure una medaglia, a differenza dei nostri vicini del Kenya. Non che i due popoli siano molto diversi fisicamente e culturalmente. Ma certi risultati non si ottengono senza quelle premesse e condizioni che evidentemente là ci sono e qua no. E’ lo stesso per altri settori in cui il nostro paese non riesce a brillare, quasi rassegnato al ruolo di accompagnatore o di cenerentola. Ci si consola dicendo: “Asiyekubali kushindwa si mshindani”, che vuol dire: “Chi non accetta la sconfitta non è un contendente”. E’ la stessa filosofia del detto italiano: “L’importante non è vincere, ma partecipare”. Partecipare senza puntare alla vittoria, “tanto per”? Non sarà l’atteggiamento che si ha pure verso quella corsa verso la mèta eterna che l’apostolo Paolo scrivendo ai Greci paragonò ad una competizione sportiva in cui non si è premiati se non se ne rispettano le regole?

Mentre il Papa si dichiara ormai al termine della propria, spero che ognuno alleni tutte le capacità che ha per ricevere da Dio la medaglia agognata, la sua pace!

                                                              Vostro, fr. Riccardo Maria

 

 

 

 

DALLE NOSTRE COSTITUZIONI:

8.6. UNITA’ DELL’ORDINE

 

8.6.1. Il nostro Ordine è uno solo, benché siamo distribuiti in fraternità differenti la cui collaborazione segua queste Costituzioni e venga regolata dal consesso che si raduna una volta l’anno.

8.6.2. In detto consesso ogni fraternità, compresa quella secolare, è rappresentata dal servo coi suoi consiglieri; però per emendare queste Costituzioni, come pure in altre circostanze particolari, per ogni fraternità vengano aggiunti tre fratelli o sorelle tra quelli che hanno emesso più in precedenza la promessa perpetua.

8.6.3. Detto consesso non ha autorità sulle fraternità stesse, solo che sovrintende in modo particolare: la formazione, per sviluppare il nostro carisma; la fondazione di nuove missioni, per diffondere il Vangelo in accordo con una programmazione ecclesiale; infine la distribuzione degli aiuti che riceviamo, per la buona riuscita delle suddette attività.

8.6.4. E’ compito del consesso accogliere la richiesta di alcuni fratelli o sorelle di avviare una nuova fraternità, come pure proibire ad un’altra di continuare ad accogliere postulanti ad iniziare la prova qualora fosse intaccata dalla tiepidezza.

8.6.5. Se qualche fratello o sorella si fosse consigliato col proprio servo ed avesse riconosciuto che è bene trasferirsi in altra fraternità del nostro Ordine, ne faccia richiesta al consiglio di detta fraternità; se esso glielo accordasse, previo ricevimento delle necessarie informazioni da parte di detto servo, stabilisca per lui il periodo e le condizioni dell’esperimento; se poi esso dovesse andare male, torni alla fraternità di origine.

8.6.6. Per gravi ragioni il vescovo di Morogoro può eleggere un commissario che sovrintenda temporaneamente a suo nome tutto l’Ordine al posto del consesso, o una fraternità al posto del servo.