Circolari N 23

Morogoro, 21 dicembre 1995: il vescovo Telesphore Mkude inaugura il periodo di prova.

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“Sii esempio ai fedeli…

Fino al mio arrivo, dedicati alla lettura,

all’esortazione e all’insegnamento” (1Tim. 4,12-13).

Morogoro 3-12-2003

 

Carissimi,

dopo le tre belle settimane trascorse in mezzo a voi, confortato dal vostro affetto e dalla vostra solidarietà, rieccomi alle prese con la mia missione. Prima di parlarvene vi dirò che il notevole ritardo dell’aereo che mi ha portato da Roma ad Addis Abeba mi ha indotto a non proseguire con due successivi fino a Dar es Salaam, ma a scendere a Nairobi e proseguire in autobus fino a Morogoro. Così, dopo aver dato un’occhiata alla capitale dell’ex impero etiopico ne ho date altre a quella del vicino Kenya e a tutti i paesaggi nuovi che per due giorni si sono susseguiti davanti a me fino a raggiungere quelli più familiari. “Errando s’impara”: la cosa che più mi ha rallegrato è aver trovato l’adorazione eucaristica perpetua nella parrocchia di Nairobi in cui a caso ho chiesto ospitalità. Accanto alla chiesa grande hanno costruito una cappella circolare solo per adorare giorno e notte il Corpo di Cristo vivo nel sacramento. Tutt’intorno si respira aria di raccoglimento, poi ci si leva le scarpe per entrare e di fronte a Gesù si trovano decine di persone di ogni età immerse in preghiera. Come ho accertato nel registro, a parte quelle impegnate a turni prestabiliti, quel giorno altre 50 e più si erano già avvicendate nel rispondere all’attrazione del Signore. Il parroco mi ha assicurato che c’è chi trascorre in adorazione la notte intera… Che benedizione per loro e per tutti noi abitanti di questo povero globo terrestre!

 

Il clima che ho trovato a Morogoro è decisamente diverso da quello lasciato in Italia: c’è molto caldo, ma la pioggia non è ancora caduta, nonostante tutti fossero certi che sarebbe arrivata prima del solito, dopo la siccità della precedente stagione… Come conseguenza, oltre alla fame per alcuni, c’è una notevole crisi idrica per tutti. Il che significa doversi affaticare a cercare prima e a trasportare poi l’acqua da qualunque posto si trovi e qua in città normalmente significa comprarla ad un prezzo doppio del solito, cioè due centesimi di euro a secchio. Può sembrarvi poco, ma non lo è per chi già stenta a mangiare, specie ora che nelle vicine campagne non si trova alcun tipo di erba commestibile per accompagnare la polenta. Noi approfittiamo per sensibilizzare al rispetto dei boschi (spesso in fiamme) e al buon uso dell’acqua (anche quando ce n’è in abbondanza). Ma, come sempre, educare è un’opera lunga e difficile. Quando racconto loro che in Italia ho trovato una grossa campagna in corso per il risparmio dell’acqua, si fanno una risata, specie se dico che viene raccomandata la doccia solo settimanale… mentre qua sono indicate due volte al giorno!

 

Se mi aspettavo il caldo e tanti impegni e problemi arretrati, non pensavo che anche questa volta la mia visita in Italia fosse per il nostro vescovo l’occasione di pensare a me per affidarmi un nuovo incarico. Anzi ha già annunziato ad un’assemblea di religiosi di avermi scelto come suo vicario per la vita consacrata, un posto di grande responsabilità per la vita della Chiesa, dato che a Morogoro vivono già ben 28 istituti di frati, suore e simili, mentre altri stanno per arrivare. Per di più quasi tutti sono qui per la formazione religiosa e sacerdotale dei numerosi nuovi membri, e quindi la cosa è particolarmente delicata.

 

Approfittando di quanto raccolto lassù – e di cui ringraziamo tutti di cuore – stiamo attrezzandoci per il nuovo anno scolastico che dovrebbe iniziare il 5 gennaio prossimo con cinque classi più quella nuova di computer. Abbiamo già fabbricato 24 banchi e acquistato il ferro per il rafforzamento della sicurezza di porte e finestre nonché il materiale elettrico per l’estensione dell’impianto. Intanto il 17 novembre, festa di santa Elisabetta d’Ungheria, abbiamo congedato i 28 che hanno terminato il quarto superiore e i 16 che hanno ripetuto l’esame insieme a loro. La giornata è riuscita meglio dell’anno scorso, quando eravamo alla prima sfornata: alla Messa (in cui ho riproposto agli studenti l’esempio di questa giovane regina, patrona della nostra scuola, instancabile nel servire personalmente poveri e malati) sono seguiti discorsi e consegna dei certificati, ma soprattutto canti, balli e scenette che sono per gli alunni stessi un modo significativo per esprimersi e comunicarsi reciprocamente valori e messaggi esistenziali. Ora ne restano 224, una metà dei quali in meritata vacanza per un mese, un’altra metà ancora alle prese coi libri, a seconda dei programmi. Per quanto riguarda invece l’asilo infantile S. Francesco, che, scambiatosi di posto con la secondaria, si trova ora accanto al nostro convento, i bambini andranno in vacanza sabato prossimo, dopo una loro festicciola per congedare quelli che vanno in prima elementare. Non vi stupite: qua si è disposti a far la fame tutto l’anno pur di fare un giorno di baldoria, specie se in onore dei figli. Purtroppo con la diffusione dei costumi occidentali chi ci guadagna è più che altro la Coca Cola… grrrrr!

 

Per parte mia ho festeggiato i miei 50 anni di età partecipando all’ordinazione di 19 diaconi di vari Ordini e Congregazioni che studiano qui vicino a noi. Poi, per cena, dopo il solito monopiatto, la sorpresa di mezzo cetriolo: cosa vuoi di più? Chissà se anche questa sera la Provvidenza mi riserverà qualcosa per l’odierno 25° anniversario del mio sacerdozio? In ogni caso la gioia di essere ancora un suo strumento per la salvezza dei fratelli vale molto più di una torta. A parte che in Italia mi avete straviziato… Vi ringrazio soprattutto di essermi stati vicini nelle varie celebrazioni. Il Signore ci conservi uniti ora e in eterno nella sua ineffabile pace!

                                                                                              fr. Riccardo Maria

 

DALLE COSTITUZIONI:

 

9.5. SERVIZI DIVERSI

 

9.5.1. Facciamo tutto il possibile affinché le comunità cristiane di base siano vitali, perché è lì che le persone imparano a mettere in pratica l’amore verso tutti e a vivere come la famiglia di Dio, ubbidendo il Padre, seguendo il Figlio ed essendo uniti nello Spirito.

 

9.5.2. D’altra parte la Chiesa fiorisce in questo modo solo a condizione che le famiglie cristiane siano veramente piccole chiese domestiche, scuole del Vangelo, santuari della vita e fondamenta stabili della società.

 

9.5.3. Sull’esempio della sacra famiglia che si rifugiò nel nostro continente, aiutiamo padri, madri e figli a far crescere l’amore reciproco e gli altri valori che rendono la vita un dono che riceviamo e trasmettiamo ad altri.

 

9.5.4. Celebriamo bene i sacramenti affinché permettano a noi e ai fratelli di affrontare tappe e situazioni diverse dell’esistenza insieme al Signore crocifisso e risorto.

 

9.5.5. I fratelli chierici onorino grandemente il proprio Ordine che li ha resi una cosa sola con tutti i membri del clero, ed ha messo la salvezza dell’umanità soprattutto nelle loro mani; compiano il loro compito santamente, con generosità e in accordo col nostro carisma francescano.

 

9.5.6. I fratelli e le sorelle impegnati nelle opere di misericordia spirituale e corporale partecipino più direttamente all’opera pastorale della Chiesa indirizzando le persone alla fede ed ai suoi sacramenti.

 

9.5.7. I fratelli e le sorelle che non possono svolgere attività apostoliche o che si sono dedicati alla preghiera soltanto, contribuiscono alla nostra missionarietà in maniera eminente e inesplicabile nella misura in cui vivono per il Padre, sono stati conquistati dall’amore di Gesù e sono guidati dallo Spirito Santo.

 

9.5.8. Così per vie diverse ogni nostra comunità diffonderà nel suo ambiente la vita di Cristo risorto.