Circolari N 7

 

«Quale ricchezza è più grande della sapienza?»

 (Sapienza 8,5)                  

Morogoro, 27-11-2000

Carissimi,

               le elezioni generali sono passate. Un grazie a Dio che ha ascoltato le nostre intense preghiere per la pace. Non vi nascondo che, essendo le prime dopo la morte del padre della patria, c’era un po’ d’apprensione. Non tanto per la parte continentale del paese, quanto per le isole dove l’odio secolare tra arabi e neri si è cristallizzato in quello tra i due partiti dominanti, la cui forza è pressoché uguale, salvo che la popolazione nera è appoggiata dal governo dell’Unione di Tanzania. Chissà a quest’ora quanti morti ci sarebbero stati nella lotta per il predominio, se Zanzibar non si fosse unita con il Tanganyika per formare detta Unione nel 1964. Erano volate parole pesanti, ma non solo parole: case bruciate, sangue... Ma l’esercito ha saputo mantenere l’ordine.

Dispiace che degli evidenti brogli (da parte di chi?) abbiano dato occasione (o pretesto) agli arabi per boicottare la ripetizione delle elezioni in 16 circoscrizioni di Zanzibar, per poi rifiutarne in blocco il risultato. Sulle isole è divenuto presidente il figlio di quel Karume che, fatta la rivoluzione contro il sultano arabo, unì subito le isole al continente e poi fu assassinato.

Per l’Unione ha avuto una netta vittoria il presidente uscente, Mkapa (71,7%) e il suo partito (CCM). La stabilità è stata confermata dal rinnovo del mandato di Primo Ministro a Sumaye. Gli altri contendenti alla carica di presidente erano gli stessi di cinque anni fa, ma con Mrema in calo, Lipumba in salita e Cheyo fermo in ultima posizione.

 

Non mi dilungo oltre. Lasciatemi solo esprimere la mia piena soddisfazione per lo svolgimento delle procedure qui sul continente. Un comportamento esemplare da parte del popolo, e anche una certa cura dei dettagli, con belle schede, cabine in cartone ma decorose, urne di plastica trasparente, addetti con maglietta uniforme, etc. Insomma, è stato diverso dalle elezioni locali dell’anno scorso, anche grazie a contributi venuti dall’estero (ma in misura minore che per le elezioni generali dal ‘95). A dire il vero c’è chi ha votato sotto un albero anche questa volta, ma la pace vale più di tutto.

Pure il mio seggio doveva essere sotto un msufi (albero alto che produce una specie di cotone per farci materassi), ma proprio in quei giorni i battisti statunitensi hanno coperto le aule dell’asilo infantile che intendono aprire prossimamente e che poi dovrebbe prolungarsi in scuola elementare e superiore; così abbiamo avuto un tetto sopra la testa.

 

La cosa mi porta spontaneamente a raccontarvi dello sviluppo edilizio della nostra borgata, che è continuo. La case aumentano, e quindi anche i servizi: da alcuni mesi è entrato in funzione un trasformatore della Tanesco (l’ENEL di qua) e così l’elettricità serve già alcune famiglie, mentre altri continuano ad attendere e richiedere, noi compresi. L’Ente dice di non avere soldi a sufficienza per diffondere il servizio secondo i bisogni. Tra l’altro c’è gente senza cervello che ruba l’olio dai trasformatori provocandone la fusione e causando milioni e miliardi di danni. Alcuni sono stati pescati: si è avuta così conferma del fatto che lo scopo del furto è usare detto olio per il mkorogo, una miscela spaventosa che schiarisce la pelle consumandola e avviando un processo cancerogeno. Che cosa non si fa per assomigliare ai bianchi! Come se i neri non fossero già belli come Dio li ha fatti...

Un altro problema dell’elettricità è che ancora una volta n’è stato annunciato il razionamento, data la dipendenza delle centrali dall’acqua del fiume Ruaha (quello che passa ad Izazi prima di essere fermato dalla vicina diga di Mtera e poi, in questa regione, dalla diga di Kidatu). Grazie a Dio in questi giorni (con notevole ritardo) sono cominciate le piogge e quindi c’è speranza anche per l’energia.

 

L’asilo di cui parlavo sopra sarà la prima struttura scolastica della borgata (le elementari sono a due chilometri di distanza), se si prescinde dalla nostra aula che da oltre un anno ospita il corso gratuito d’inglese. Ad essa se ne va affiancando una seconda, data la nostra decisione - accolta con entusiasmo - di avviare da gennaio una specie di scuola superiore accelerata (due anni in uno) e gratuita (almeno finché gli aiuti dall’Italia lo permetteranno).

  Approfitto dell’argomento per comunicarvi che dal 2 ottobre è in funzione il nostro asilo di Kiroka, con 50/60 bambini; abbiamo dovuto superare qualche diffidenza e trascuratezza (il Comune ha perfino smarrito la nostra lettera di richiesta d’autorizzazione), ma ora va bene. Il contributo che chiediamo ai genitori è il granturco per la farina zuccherata che passiamo ai bambini e la legna per cucinarla; entrambe le cose sono alla loro portata.

 

Tornando alla nostra borgata, aumentano anche le bottegucce e, grazie all’elettricità, è comparsa la prima macina. In campo religioso, hanno fatto prima i protestanti (di non so bene quale denominazione; inoltre una differente svolge il culto in una casa ampia vicinissima a noi), seguiti dai musulmani (una piccola moschea quasi interamente coperta) e da noi cattolici (mura molto rudimentali ancora da coprire). Il tutto nel giro di pochi mesi e di poche centinaia di metri.

 

Sempre quest’anno, dall’altro lato della strada internazionale che passa ad un tiro di schioppo da qua, si è sviluppato un complesso d’edifici connessi con la fiera nazionale dell’agricoltura che ha il suo culmine l’8 agosto e che il Governo ha deciso di stabilizzare a Morogoro (invece di cambiarle regione ogni anno). Naturalmente su tutto domina un enorme cartellone della Coca Cola, dato che berla è la cosa più essenziale nella vita, insieme al fumo e ai telefonini. Almeno così appare girando per le strade, guardando la propaganda ma anche (di conseguenza) la vita di chi sta meglio. In realtà nella situazione attuale di liberismo economico c’è chi se la passa bene.

Il presidente nel discorso per il rinnovo del suo giuramento ha accennato al proposito di evitare che lo sviluppo in atto provochi differenze troppo evidenti tra le classi sociale. Purtroppo, come dimostra il suo fallimento nel combattere la corruzione, le velleità non bastano. Occorre il coraggio di scelte in contrasto con gli interessi dei furbi e dei potenti.

I punti a suo favore in campo economico sono notevoli, come la stabilità dello scellino locale rispetto al dollaro dal settembre 1999, la cancellazione di grosse fette di debito estero, l’attrazione d’investimenti divenuta maggiore che quella del Kenya e dell’Uganda, etc. Ma tutto ciò andrà a vantaggio di chi? Lui ha affermato che, dopo il periodo di strettezze, ora dovrebbe seguirne uno di sollievo per tutti. Ma c’è poco da contarci. Il modello neoliberale che crede basti aumentare la produzione per dare progresso a tutti è fallace in partenza. Già da tempo ha dimostrato che non funziona, anche se dopo il crollo del comunismo non si intravede un’altra strada.

 

Ma nel campo dell’umano non c’è nulla d’automatico; ovunque si tratta di fare scelte, possibilmente morali e non ciecamente economiche. Economia, come pure scienza e tecnologia, senza morale, non possono che ritorcersi a danno dell’uomo.

La nostra scelta è allora sempre quella: formare ognuno, fin dall’infanzia, all’ascolto della coscienza, all’adesione ai valori, alla maturità di giudizio. A non essere uno della massa, con la testa vuota anche se con lo stomaco pieno. È questa l’unica via che porta alla vera pace! Seguitela con noi.

 

                                                              fr. Riccardo Maria

 

 

DALLE COSTITUZIONI:

5.5. VITA SOCIALE

 

5.5.1. Assumendo il corpo, il Figlio di Dio si è unito esistenzialmente con ogni persona, specie se povera, ed ha reso l’essere umano la via per incontrarsi con Lui.

5.5.2. La Chiesa deve essere di Cristo, in Cristo e per Cristo, essendo delle persone, tra le persone e per le persone.

5.5.3. Noi pure siamo solidali con ogni nostro compagno e partecipiamo alla vita sociale come buoni vicini e cittadini, impegnandoci per il loro sviluppo, però senza assumere responsabilità di governo né aderire a partiti politici o all’esercito.

5.5.4. Soprattutto noi, frati del popolo, amiamo di preferenza i Lazzari, privati di posto su questa terra, che oggi sono una gran folla.

5.5.5. In modo speciale nel loro volto riconosciamo Gesù sofferente, e nel suo volto riconosciamo il Padre celeste, perciò non possiamo accettare di procurarci tutte le cose necessarie lasciando loro in condizioni pietose socialmente, economicamente, intellettualmente e politicamente.

5.5.6. Oltre ad assaggiare le loro difficoltà, aiutiamoli a trovare prevenzione e cure sanitarie, qualche mestiere, educazione per i loro figli e altri servizi minuti, collaborando coi nostri fratelli del laicato secondo le nostre possibilità.

5.5.7. Conserviamo e sviluppiamo i migliori valori della nostra cultura, che preparano la gente ad accogliere l’annuncio di Cristo e a procurarsi il vero progresso.

5.5.8. Diamo importanza soprattutto alle consuetudini che mostrano gioia per la nascita di un bambino, rispetto per la vita di una persona, cura per chi ha bisogno, vicinanza all’anziano e al morente, solidarietà con chi ha perso qualche caro, infine speranza di vita eterna per il defunto.

5.5.9. Attraverso la nostra tenerezza, la Chiesa appaia madre della vita e aiuti tutti a vivere come famiglia di Dio, segno e anticipo del mondo futuro.