Circolari N 6

Carisma Storia Vita e attività REGOLA E VITA Circolari Contatti

 

«Andate in tutto il mondo e predicate

il Vangelo ad ogni creatura»

(Marco 16,15).

Morogoro. 20-9-2000

Carissimi,

                bentornati dalle vacanze! Spero che il ristoro psico-fisico (soprattutto se accompagnato da quello spirituale) vi permetta di affrontare con nuovo vigore non tanto il trantran quotidiano, in un’inutile corsa senza meta, quanto l’impegno di costruire un mondo migliore per la generazione chiamata a vivere nel nuovo millennio, o almeno negli albori del XXI secolo.

 

Da parte mia le parole evangeliche su riportate sono da tempo il leit-motiv della mia vita. Vorrei andare chissà dove per far conoscere Gesù e la sua salvezza a miliardi di uomini che vivono «nelle tenebre e nell’ombra della morte», nel peccato e nell’ignoranza più o meno colpevole. Ignoranza delle realtà più essenziali, quelle che riguardano il nostro rapporto con Dio, fonte della vita; ignoranza vasta a volte quanto le conoscenze scientifiche e tecniche accumulate in lunghi studi.

Negli ultimi anni ho dovuto frenare questa mia spinta interiore ad andare, perché ho riconosciuto la volontà di Dio nell’impegno di curare attentamente la nostra nascente comunità, consacrata alla missione universale, perché cresca bene in vista del suo lancio futuro. Nonostante ciò, l’urgenza di detta missione continuava ad assillarmi: cosa fare per accelerare la corsa del Vangelo, soprattutto in un contesto prevalentemente musulmano come questo? Certo la testimonianza della vita è di primaria importanza, ma non c’è verso di fare di più? Le prediche in chiesa vanno solo ai cattolici che la frequentano, quelle in piazza sono scoraggiate dai vescovi per evitare guerre religiose. Come giungere ad ogni creatura?

 

Finalmente, dall’8 agosto, dopo un periodo di prova e di lancio, è in funzione la radio diocesana, installata nei minuscoli locali a fianco della cattedrale. Come annunciato l’anno scorso, abbiamo potuto dare a questa iniziativa del Vescovo un discreto contributo economico, nonché un sostegno morale importante di fronte all’opposizione di chi guardava più ai costi che ai vantaggi (soprattutto apostolici). È la prima radio locale (una precedente, pirata, fu messa presto a tacere), un ulteriore motivo di vanto anche per i non cristiani di questa città civettuola che vuol gareggiare con la vicina metropoli di Dar es Salaam («Abbiamo l’università, la TV ed ora anche la radio»).

Oltre al campanilismo e all’interesse per notizie e persone del posto, la vicinanza della trasmittente fa sì che quasi tutti la ascoltino al preferenza di quelle statali e private operanti di lontano. Affermano che anche le batterie scariche bastino a far sentire la voce della nostra «Radio Ukweli». Il Vescovo voleva chiamarla «Radio Shalom» (in ebraico «pace»), ma la commissione ministeriale ha avuto paura che un nome del genere la potesse fare confondere con ambienti arabo-islamici; così si è ripiegato su «ukweli» (in swahili «verità»).

Immagino che il nome faccia storcere il naso a più di qualcuno lassù, nel diffidente e decadente Occidente dello scetticismo e del nichilismo, fermo alla domanda sprezzante che Ponzio Pilato rivolse a Gesù: «Che cos’è la verità?», senza attenderne l’eventuale risposta: «Io sono la via, la verità e la vita». Grazie a Dio qua non siamo in Europa, e il nome (per ora) non fa difficoltà. Tutt’al più alcuni musulmani temono che la radio possa essere usata contro di loro. In realtà essa è aperta alla trasmissione delle loro preghiere settimanali (del venerdì), purché non sia contro di noi. Poiché ci sono musulmani e musulmani... Per quanto riguarda i protestanti, fin dall’inizio sono trasmessi anche i loro canti, cosa che fa molto piacere soprattutto a chi li ha composti ed eseguiti.

C’è un gusto matto a sentirsi nominati dalla radio e quindi le cartoline (circa 850 lire l’una) per i saluti via radio e per le dediche musicali vanno a ruba. Il che non è male per l’autosostentamento della radio, né per l’occupazione di chi vi lavora (una dozzina di persone), né per chi le vende con un margine di profitto. Questo, a parte la soddisfazione di chi ora vende radioline, in numero molto superiore al passato. Non per niente, andando in giro per la città, si sente un po’ dovunque la voce della nostra trasmittente, con le sue preghiere, i suoi canti, i suoi programmi. Tanto che qualche forestiero si è chiesto stupito come mai la nostra sia una città così religiosa...

 

Tornando a me, fin dall’inizio della radio ho avuto il mio posto fisso (alle cinque di sera, salvo la domenica), oltre a qualche comparsa occasionale. Collegandomi al nome della radio ho intitolato il mio programma: «Ukweli Ulivyo», cioè «La verità così com’è». Senza paura di storte di naso: noi crediamo che Dio si è rivelato a noi in Gesù Cristo. In ogni caso il sottotitolo attira di più: «Questo programma è per te, perché tu possa riconoscere soprattutto che Dio ti ama, ti ama troppo, più di quanto tu possa supporre: questa è la verità così com’è». Il tutto su una musica a sfondo acquatico che aiuta la riflessione e accompagna i venticinque minuti di catechesi.

 Finora le reazioni sono state molto positive: ci sono fedeli ascoltatori non solo tra i musulmani, ma anche tra i preti (cosa sorprendente per la loro psicologia satura di sacro, nonché per la loro iniziale opposizione al progetto radio: ora cominciano a vedere che buon uso se ne può fare). Avevamo tentato varie volte, quasi senza risultato, di radunare gente per l’istruzione religiosa. Ora la nostra voce giunge nei posti più insperati senza scomodarci troppo. C’è anche chi si annota le citazioni bibliche per andare ad approfondire, e poi sapere come rispondere alle obiezioni di persone di altre fedi. Per parte mia, come missionario, sono contento di aver trovato la via per giungere alle orecchie dei non cristiani; quegli stessi che avrebbero non solo vergogna ma perfino paura di ascoltare una nostra conferenza in piazza, accendono volontariamente la radio per sentire le nostre belle liturgie e i nostri messaggi. Il resto lo lasciamo fare allo Spirito Santo...

Il lavoro radiofonico, che mi è congeniale (non lo sarebbe quello televisivo!), non è per me nuovo: da giovane sacerdote, fino al 1981, l’ho svolto nelle radio locali di Corleone; ora vi ritrovo altra tecnologia, come i CD, i computer e l’internet. Tutti strumenti nelle nostre mani, che possiamo usare sia bene che male. Purtroppo molti trasmettono ben altri messaggi, e nella stessa pagina di internet trovi voci come «Chiesa» e «pornografia»!

 

Per completare il discorso vi do qualche dato statistico: in Italia nel 1996 c’erano 801 radio per ogni 1000 abitanti; in Tanzania 123.

Quanto a televisioni, nel 1995 in Italia ce n’erano 436 per 1000 abitanti; in Tanzania 16, (nel 1991 erano rispettivamente 234 e 3,2).

Quanto a telefoni nel 1995 ce n’erano rispettivamente 433 e 9,4 (nel 1990 qua erano 5,6 per 1000 abitanti).

Quanto a consumo elettrico nel 1995 un italiano usava 4,867 kilowattore; un tanzaniano 58 (32 nel 1990).

Quanto a petrolio: rispettivamente 539 milioni e 4 milioni di barili annui per i due paesi.

Strade asfaltate: in Italia 314.360 km; in Tanzania 3.524 km.

Autoveicoli: 1,6 persone per veicolo in Italia; 323 in Tanzania.

Giornali quotidiani: 105 per 1000 italiani, 8 per 1000 tanzaniani.

 

Mettendo da parte le comunicazioni e venendo a fattori più drammatici, abbiamo:

Acqua potabile disponibile al 100% degli italiani e al 49% dei tanzaniani (56% nel 1990).

In calo anche la disponibilità di calorie giornaliere: ora siamo a 2.024 (87% del minimo necessario) rispetto alle 2.209 del 1988 (95% del necessario) e rispetto al 137% dell’Italia. E questo nonostante le spese per il cibo incidano più che nel passato sul bilancio familiare: 66,7% nel 1995 rispetto al 53% nel 1990, contro il 19,5% e il 21.7% dell’Italia.

Spese pubbliche per la sanità: Italia 765,2 dollari a persona; Tanzania 3,5 (contro i 4 del 1990).

Medici: Italia 193 persone a dottore; Tanzania 20.511 (in precedenza 225 e 19.775 rispettivamente).

Letti ospedalieri: Italia 65 per 10.000 persone; Tanzania 10 (contro gli 11 di nove anni prima).

Analfabetismo: Italia 2,9%; Tanzania 32,2% (contro il 15% di cinque anni prima), Studenti tanzaniani universitari 4.289 nel 1996 (contro 5.254 cinque anni prima).

Il tutto significa che aumentano alcuni beni di consumo, per pochi, e diminuiscono quelli essenziali per tutti. Fino a quando?

 

Il Signore ci dia giustizia e pace!

                                                            fr. Riccardo Maria

 

 

DALLE COSTITUZIONI:

9.3. LA PAROLA DI VITA

 

9.3.1. Sull'esempio di Gesù non si stancava di offrire il Vangelo alla gente, sia che fossero ad uno ad uno, sia che fossero una folla, tutti noi usiamo nel modo migliore ogni occasione di diffonderlo, sapendo che la salvezza viene dalla fede, e la fede viene dall’ascolto del messaggio.

9.3.2. Non c’è altro nome a cui dare testimonianza, né altra parola da annunciare, se non Gesù che è la Parola della vita, poiché ricevette la vita del Padre e venne a farcene partecipi per mezzo dello Spirito Santo e dei sacramenti della Chiesa.

9.3.3. L’amore suo ci spinge ad annunciarlo soprattutto ai non Cristiani, poiché tutti hanno il bisogno e il diritto di conoscere lui che è il centro e lo scopo di tutte le creature: non esiste altro servizio più importante di questo.

9.3.4. Aiutiamo tutti ad incontrarsi davvero con lui ed a ricorrere a lui nelle difficoltà, affinché riconoscano che è lui a salvarli e ad amarli, a concedere loro pioggia e vita, figli, salute e progresso, e che è lui a salvarli da qualsiasi ingiustizia e schiavitù.

9.3.5. Abbiamo questo debito verso di loro: guai a noi se non annunciamo loro la buona notizia nel loro ambiente affinché aderiscano davvero a Gesù e al suo Vangelo con la fede, i sacramenti e le opere.

9.3.6. Nelle liturgie domenicali, nelle catechesi in preparazione ai vari sacramenti, nelle ore di religione a scuola, abituiamo i fedeli a comprendere le Sacre Scritture e la fede della Chiesa fin dalla prima infanzia, e incoraggiamoli ad impegnarsi presto nell’apostolato.

9.3.7. La fede sia mostrata sempre come dono di Dio che deve essere diffuso, celebrato, e soprattutto messo in pratica insieme nelle varie famiglie, parrocchie, comunità e associazioni, poiché la vita eterna a noi promessa rende importante la vita qui in terra, e richiede da noi che rispondiamo ora alla chiamata ad essere figli di Dio con l’essere guidati dall’amore per il Padre e per tutti i fratelli.

9.3.8. La gratitudine e la gioia che abbiamo per essere stati creati ci spingono a farne partecipe chiunque così che rispetti, protegga, ami e serva la vita di ognun altro, ed osservi gli altri comandamenti di Dio che tutti insieme ci assicurano la vita.

9.3.9. Facciano conoscere a tutti i vizi e le virtù, la pena e la gloria eterna, affinché di fronte a Gesù Crocifisso riconoscano con sincerità la malizia del peccato e la via della salvezza.

9.3.10. Siamo pronti a collaborare coi possessori di mezzi di comunicazione sociale, che creano in gran misura la cultura della folla, ed orientiamo le persone ad usarli con giovamento, non per autodistruggersi.