Circolari N 5

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«Riservate per me Barnaba e Saulo

per l’opera alla quale li ho chiamati»

(Atti 13,2)

Morogoro, 18-7-2000

Carissimi,

               l’ultima circolare era lunga e pesante. Così è stato meglio lasciarvi più tempo per digerirla... Scherzi a parte, i motivi del ritardo, più grande del solito, li capirete da quanto segue.

 

A febbraio vi ho parlato di Bagamoyo e dell’intenzione di guidarci un pellegrinaggio a piedi. Beh, ce l’abbiamo fatta in 24, tutti maschi dopo la decisione prudenziale di escludere il gentil sesso. Siamo partiti dalla cattedrale dopo la Messa del mattino e la benedizione del vescovo il giorno 19 giugno e siamo arrivati alla meta il giorno 24: circa 190 chilometri in sei giorni, con un massimo di 38 per tappa.

Abbiamo seguito l’asfalto della strada per Dar es Salaam fino a Mlandizi poi abbiamo tagliato per la terra battuta, ben più confortevole (per i piedi nudi). Abbiamo dormito nella chiesa di Fulwe, nella scuola superiore dell’esercito a Visakazi, nell’ex canonica di Chalinze (una delle due sole parrocchie incontrate nel tragitto, tutto in zona massicciamente musulmana), nella scuola elementare di Ruvu e infine in un’abitazione per dipendenti statali a Yombo. In ogni caso per terra, con qualcosa di sotto e qualcosa di sopra, normalmente senza porte né finestre. Ci siamo arrangiati anche per mangiare. Oltre a sedici di noi c’erano otto laici, giovani e meno, con due ultrasessantenni.

Per tutti è stata un’esperienza formativa: non perché ci fossero lezioni o conferenze, ma perché ci si è dovuti superare continuamente per non rinunciare alla meta. Sapete che il pellegrinaggio è un simbolo del viaggio terreno verso la patria celeste, cui non si deve rinunciare a nessun costo. Sembrava quasi che non ce la potessimo fare, nonostante camminassimo più che altro di notte (partendo perfino alle due e mezzo) per evitare il sole che picchia anche in questo tempo di freddo. Nella stanchezza pensavamo ai chilometri macinati dai missionari (ai tempi in cui non c’erano le automobili) con l’unico intento di far conoscere Gesù Salvatore a gente nuda o quasi. Pensavamo anche a quei poveracci diretti a Bagamoyo da ben più lontano sotto la minaccia della sferza e del fucile, col cuore in angoscia per la separazione definitiva dai propri cari e per la certezza di essere ormai soltanto carne in vendita.  Tutti pensieri toccanti in particolare per i miei compagni di viaggio che, come tutti i neri, sono così segnati nella psicologia collettiva da secoli di soprusi, ma per ciò stesso sono anche più sensibili ai gesti di vero amore disinteressato, come quello di chi ha lasciato tutto per la loro salvezza, affrontando disagi e pericoli d’ogni genere. Ma toccanti pure per me, che ho accolto e offerto i disagi del viaggio in riparazione delle malefatte di gente bianca come me...

All’arrivo, un bel bagno nell’oceano indiano (alcuni vedevano il mare per la prima volta), poi la processione verso la chiesa, seguendo un itinerario storico. A sera la visita ai luoghi del commercio degli schiavi e poi la notte in adorazione eucaristica a turni (eravamo sfiniti). La mattina seguente siamo saliti su un autobus per il ritorno via Dar es Salaam, dove io sono andato all’aeroporto ad accogliere il mio vecchio amico don Gino che starà qua fino ai primi d’agosto.

 

Si era iscritto al pellegrinaggio anche Joseph, un nostro postulante di 32 anni. Ma per lui era preparato un viaggio diverso. Colpito da violenti dolori al basso ventre il 17 maggio (la cosa era già accaduta l’anno scorso), è stato subito ricoverato all’ospedale regionale ed operato in giornata per avvolgimento degli intestini. Il 9 giugno, vista l’inefficacia delle cure, l’abbiamo trasferito in altro ospedale per una seconda operazione durata cinque ore. Quando si parlava di farne una terza è morto per setticemia il 1° luglio. Tutto il tempo, i membri della comunità gli sono stati al fianco, rinunciando a sonno e cibo per assisterlo: cosa che (di questi tempi) è stata ammirata dai parenti e da altri. Il funerale ha costretto a ritardare l’inizio degli esercizi spirituali annuali, svolti a Kiroka sotto la guida di un laico francescano.

 

Mentre professi e novizi erano là, noi preparavamo la gran festa del 9 luglio, per la professione perpetua di Fidelis, Alex, Helena, Suzana e Magdalena. È andata bene, anche dal punto di vista dell’organizzazione e della partecipazione. Soprattutto è stato un momento forte di spiritualità, come sempre quando qualcuno si consacra totalmente a Dio e al prossimo. La formula da noi usata per fare ciò dice testualmente: «Grazie, o Padre, che mi hai consacrato a te con l’acqua e lo Spirito Santo! Ora, rispondendo nella Chiesa al tuo amore di predilezione e portando a compimento le promesse del mio battesimo, ti prometto di mettere in pratica comunitariamente per tutti i giorni della mia vita il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza proprietà e in sacro celibato nell’Ordine dei Piccoli Fratelli e Sorelle d’Africa e secondo le sue Regole e Costituzioni. Per intercessione della Vergine Maria, del nostro antenato Francesco e di tutti i santi, le tue grazie mi permettano di giungere all’amore perfetto e di essere uno strumento della tua gloria e della salvezza di tutti gli esseri umani. Sono io, N.N., di fronte a N.N. ed ai testimoni». Il pellegrinaggio a Bagamoyo è stato pensato anche in preparazione a questo momento, con cui tra noi ci si impegna pure all’attività missionaria tra i non cristiani in qualsiasi parte del mondo.

Con queste professioni la nostra associazione ha ora sei consacrati a vita, quattro professi temporanei, undici novizi, quindici postulanti e sedici altri giovani in ricerca vocazionale. Metà maschi e metà femmine. Il giorno seguente alcuni dei maschi si sono trasferiti in montagna per fondare la nostra quinta comunità a Langali, nella parrocchia di Mgeta, come già annunciato. Primi chilometri fatti a piedi, sacchi in spalla e trainando un carrettino...

 

Appena partiti loro, abbiamo iniziato i «capitoli» triennali, quest’anno non solo elettivi ma anche legislativi. Mentre vi scrivo siamo già a buon punto. Ieri il vescovo ha confermato gli eletti: così io continuerò a servire la parte maschile, mentre per quella femminile Ana occupa il posto di Helena. Ci affidiamo anche alle vostre preghiere perché il nuovo triennio segni un rafforzamento spirituale ma anche strutturale delle nostre comunità, che sia base d’ulteriori espansioni future.

 

Voi pure siate pronti ad accogliere le grazie che Dio vi riserva e che noi chiediamo per voi, perché gustiate la sua pace!

 

                                                           vostro fr. Riccardo Maria

 

 

 

 

 

DALLE COSTITUZIONI:

2.6. EMETTERE LA PROMESSA

 

2.6.1. Il giorno dell’emissione della promessa, l’interessato abbia compiuto 23 anni e si sia consultato con la sua parentela almeno tramite lettera; per la promessa perpetua abbia ottenuto il consenso dei suoi parenti più direttamente interessati.

2.6.2. Durante la Messa perfezioni le promesse del battesimo impegnandosi pubblicamente a praticare il Vangelo comunitariamente secondo la Regola e Vita dei Fratelli e delle Sorelle del Terzo Ordine Regolare di San Francesco, approvata da papa Giovanni Paolo II, e secondo le presenti Costituzioni.

2.6.3. Questa promessa rivolta a Dio non impegna soltanto chi l’ha emessa, ma la fraternità che l’ha ricevuta a nome della Chiesa, riguardo il raggiungimento dei fini della sua vocazione, specialmente fornendogli un ambiente ed una formazione adatti.

2.6.4. Emettendo la promessa temporanea vogliamo seguire senza ostacoli la via dell’amore perfetto, per unirci di più a Gesù così che porti molto frutto di santità in noi; e per unirci di più alla Chiesa e alla sua missionarietà secondo la nostra vocazione.

2.6.5. La promessa temporanea può essere rinnovata ripetutamente. senza termine ultimo; può anche essere un periodo di maturazione per poi donarsi fino alla morte.

2.6.6. Chi emetterà la promessa perpetua dopo quella temporanea, per consegnarsi a Dio come olocausto per la salvezza di tutti, si prepari con due mesi di raccoglimento e preghiera come gli Apostoli si prepararono a ricevere lo Spirito Santo per essere da lui resi testimoni di Cristo sino alla fine del mondo.

2.6.7. Emettendo la promessa perpetua rispondiamo con cuore indiviso all’amore di Dio Padre, secondo l’esempio del Figlio suo che amò sino alla fine e secondo un carisma particolare dello Spirito Santo; siamo consacrati in modo nuovo e speciale per mezzo della Chiesa, inoltre siamo accolti definitivamente nell’Ordine come nostra nuova famiglia, e ci doniamo perfettamente ad esso, pronti a essere inviati in qualunque punto del globo.

2.6.8. Prima di emettere la promessa perpetua, il fratello o la sorella scriva l’atto di rinuncia definitiva ad ogni bene patrimoniale, stabilendo la maniera di distribuire ai poveri tutto quello che ha e quello che gli sopravverrà più tardi per eredità; tale atto diventi effettivo dal giorno dell’emissione di detta promessa.

2.6.9. Chi, terminata la prova o emessa la promessa temporanea, lasciò legalmente l’Ordine, se chiede per iscritto di essere accolto di nuovo, il consiglio di fraternità - se lo accetta - stabilisca per lui un periodo con delle condizioni di esperimento; se andrà bene lo ammetta alla promessa temporanea, e poi se vuole a quella perpetua.