Circolari N22 |
"Venga il tuo regno..."
(Matteo 6:9)
Morogoro, 30-8-2003
Carissimi,
ben tornati dalle calde vacanze! I più furbi o fortunati tra voi sono venuti a godersi il fresco in Africa. Ma non solo il fresco! Ognuno ha ricevuto qua forti stimoli per riflettere di nuovo sulla vita personale e collettiva in questo villaggio globale che continuiamo a costruirci. Specialmente in questo mese abbiamo avuto molte visite da italiani, compresi l'attuale arcivescovo di Catania (mons. Gristina) e poi il suo predecessore (mons. Bommarito, cosi' legato alla nostra storia). Quattro giovani dell'università di Bologna si stanno alternando nella nostra comunità per alcuni giorni di esperienza col desiderio di risvegliare la fede che rischia sempre di spegnersi nel clima scristianizzato dell'Occidente.
Se i taleban passeranno alla storia come i vandali che hanno distrutto le gigantesche statue di Buddha per cancellare il passato religioso e culturale dell'Afganistan, i vari Giscard d'Estaing saranno ricordati per aver cercato di cancellare (nel preambolo della Costituzione Europea) quasi duemila anni di storia e di cultura, passando direttamente dalla citazione della civiltà classica greco-romana a quella dell'Illuminismo, padre del Terrore. Tra poco li vedremo distruggere, in nome della Dea Ragione, le cattedrali che i loro padri definirono per disprezzo "gotiche" e le tante altre opere d'arte di creazione cristiana... Chissà perché non hanno citato anche il nazismo ed il marxismo come frutti maturi di detta ideologia! Personalmente nei giorni scorsi ho gustato il documento post-sinodale del Papa su "La Chiesa in Europa". Naturalmente la cosa difficile ma decisiva sarà passare dalle parole ai fatti, per ridare al continente storicamente più segnato dal cristianesimo quella speranza che non delude. Per usare la lingua ufficiale dell'Unione vogliamo sia davvero EUR-HOPE. Non la terra del dio Euro e del pensiero debole, della contraccezione e dell'eutanasia...
Per tornare a noi, questi ultimi mesi ci hanno visto impegnati prima in una tre giorni di formazione per formatori, poi in due settimane di evangelizzazione in villaggi sperduti, poi ancora nelle assemblee della nostra associazione. Ma andiamo con ordine.
La tre giorni per quasi tutti noi e alcuni dei nostri professori è stata condotta molto bene da un sacerdote salesiano indiano e due suoi giovani africani. Si è trattato di un momento stimolante per entrambe le parti, dato che ha messo a contatto due dei tanti carismi che abbelliscono la Chiesa: quello di san Francesco e quello di don Bosco. Diversità di stili spirituali ed apostolici, ma unita' di fede ed amore: tanto più che l'apostolo dei giovani era un terziario francescano...
Ancora entusiasmati da dette giornate, otto di noi sono andati a due a due in alcuni villaggi della parrocchia di Singiza, che occupa il primo posto in diocesi per numero di cattolici, ma forse anche per ignoranza religiosa. È la quasi inevitabile conseguenza della sua realtà: enorme per estensione, con grandi difficoltà quanto a vie di comunicazione, con un solo sacerdote a disposizione... In molti posti egli riesce ad arrivare solo una volta l'anno, in altri il prete non arriva da oltre dieci anni. I nostri inviati sono rimasti toccati: specialmente in montagna, a sette ore di cammino dal centro parrocchiale, quasi nessuno sa i dieci comandamenti o le preghiere più comuni, anzi non capiscono niente di Dio. Sanno solo di essere della religione di padre Winga, come in breve chiamano qui un sacerdote spiritano olandese di 83 anni che vi fu parroco per 25. In ogni caso, dopo l'iniziale diffidenza (perfino pericolosa per qualcuno dei novizi, ritenuto scannatore, secondo una paura qua molto diffusa) un po' tutti si sono raccolti nei posti stabiliti per ascoltare ore e ore di catechesi e fare le proprie domande, naturalmente molto elementari, come è la loro cultura anche umana. I maestri diplomati rifiutano assolutamente di andare in posti cosi sperduti, quindi le scuole sono in mano a persone locali che a suo tempo arrivarono a finire la settima elementare. Un villaggio ancora più isolato neanche accetta forestieri, per evitare che possano mettere in pericolo la loro fruttuosa attività economica: si', avete capito, si tratta dei campi di droga. Pensate che un parroco andato a celebrare per loro ricevette come ringraziamento un sacco pieno di detta merce...
Subito dopo la missione abbiamo tenuto le assemblee triennali della nostra associazione, con volti vecchi e nuovi. Il primo giorno il nostro vescovo ha presieduto le elezioni, da cui sono venuti cambiamenti nella direzione del ramo femminile. Helena ha ripreso il posto di Serva dopo il triennio di Ana, mentre è entrata nel Consiglio la neo professa Elizabeti. Per il ramo maschile, il Consiglio è rimasto praticamente lo stesso. Nei suoi discorsi il vescovo ci ha assicurato di non essersi pentito di averci accolto nella sua diocesi...
Dopo le elezioni, si sono avute le relazioni, le discussioni e le decisioni. Da parte nostra abbiamo tra l'altro approvato di contribuire alla costituzione di un'organizzazione per lo sviluppo economico della nostra gente che punterà prima di tutto sul settore minerario. Tutti i frati hanno messo come condizione che noi non ne traiamo vantaggio. Le sorelle hanno invece affrontato e sostanzialmente accettato la richiesta di assorbire una piccola comunità del sud, al confine col Malawi. Un passo lungo, speriamo non più della gamba... soprattutto sarà delicata l'opera di formazione e assimilazione delle suore di la', tra l'altro di una certa età. Infine l'incontro annuale dei due Consigli ha approvato di scambiare di posto l'asilo e la secondaria, per permettere l'avvio delle pratiche di registrazione anche di quest'ultima che dal mese prossimo, con l'aggiunta di una classe, dovrebbe arrivare ad avere quasi 250 alunni. Questo in breve.
Domani 6 giovani che sono con noi da oltre un anno inizieranno ufficialmente la loro formazione con la tappa del postulato, mentre il giorno seguente uno di essi dovrebbe cominciare l'ultimo anno di teologia e i nuovi arrivati dovrebbero iniziare a Kiroka un mese di riflessione sulla nostra vocazione. Tante speranze per questo continente, sempre più bisognoso di operai nella vigna del Signore, dato l'aumento enorme dei fedeli africani che nei 25 anni di pontificato di Giovanni Paolo II sono cresciuti di quasi il 150%.
A proposito di giubilei, guardo ormai al mio prossimo viaggio in Italia, che dovrebbe essere dal 12 ottobre al 1° di novembre. L'occasione è data non tanto dai miei 50 anni di età, quanto dalla loro seconda meta', i 25 da me vissuti come sacerdote. Chi mi conosce sa bene che, nonostante 19 anni d'Africa, non sono ancora diventato un festaiolo, specialmente se il più diretto interessato sono io. Tanto più se considero la grandezza della vocazione ricevuta e la mia scarsa corrispondenza ad essa. Ciononostante qualcuno mi ha sottolineato la necessita' di ringraziare insieme Dio per quanto ha saputo fare attraverso il mio ministero. Il che è cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza. Allora, a rivederci presto. Nel frattempo, il Signore vi dia la sua pace!
fr. Riccardo Maria
DALLE COSTITUZIONI:
8.3. RIUNIONI
8.3.1. Ogni nostra riunione, ai vari livelli, gode la presenza del Signore come ha promesso, e inoltre evidenzia la fratellanza che ci unisce.
8.3.2. In un clima di fede e gioia i partecipanti mettano in comune esperienze diverse e l'espressione di bisogni particolari che sono emersi, per cercare strade opportune in corrispondenza al nostro carisma comune.
8.3.3. Nel valutare ogni cosa ricordino i doveri che hanno anche nei confronti dei fratelli che a volte non sono presenti, ma sono interessati e s’impegnano soprattutto tramite la preghiera.
8.3.4. Aiutiamoci ad esaminare come osserviamo il Vangelo, ad approfondire argomenti importanti per tutti noi, ad affrontare le maggiori questioni che emergono nella nostra esistenza, e poi a decidere in conformità alle nostre leggi, se possibile all'unanimità, altrimenti con due terzi dei voti, e dando dopo spiegazioni che ne rendano più facile l'attuazione da parte di tutti.