Circolari N 21

Il convento di Langali - Nyumba ya kitawa ya Langali  - The convent of Langali

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“Le fondamenta delle mura della città sono adorne

di ogni specie di pietre preziose

(Apocalisse 21,19)

Morogoro, 7-6-2003

Carissimi,

               domani è Pentecoste, la domenica dello Spirito Santo. Quanto ne abbiamo bisogno, tutti e ciascuno! In serata, alla luce della Parola di Dio, faremo la nostra veglia per rendercene ancora più conto e così aumentare in noi, insieme al desiderio, la capacità di riceverlo. Perché lo riceviamo in proporzione al desiderio che ne abbiamo. Se il mondo intero, invece di desiderare tante cose inutili o dannose, bramasse questo fuoco d’Amore divino diffuso da Gesù come frutto della sua morte e risurrezione… come sarebbe diversa la faccia della terra!

 

       Visto che originariamente la Pentecoste era la festa che concludeva il raccolto con l’offerta a Dio di una parte di esso come ringraziamento (mentre la Pasqua, cinquanta giorni prima, richiedeva l’offerta a lui delle primizie del suolo) prendo lo spunto per informarvi che per la nostra gente quest’anno si prevede di magra. Nel senso che l’irregolarità e scarsità delle piogge in molte regioni ha impedito agli agricoltori di raccogliere a sufficienza. In termini più chiari, si prevede molta fame. Già i prezzi sono alle stelle: e ognuno va pensando a come sarà a distanza di alcuni mesi! Il granturco che l’anno scorso in questo periodo si vendeva a 1.000 scellini a latta (18 chili), ora costa sui 3.000 e si prevede arriverà a 7.000… Il che vuol dire che bisognerà cercare alternative.

 

       Una delle più sensate è ricorrere al sottosuolo, che si rivela sempre più ricco, anche se privo di petrolio. Ad esempio ho letto che attualmente la Tanzania è al terzo posto mondiale quanto ad estrazione di oro. Cosa ancora più promettente, ci sono grossi quantitativi di pietre preziose, cominciando dalla tanzanite (che, come suggerisce il nome, si trova solo in questa paese) fino ai diamanti e a tanti altri tipi. Il problema più grosso è riuscire a far sì che questa autentica ricchezza vada a vantaggio della popolazione. A suo tempo vi informai che il padre della patria, Nyerere, preferì lasciare questo tesoro in riserva, sotto terra, sapendo che non si rovinava. Fece così per evitare di fare facili concessioni a compagnie multinazionali ricavando per l’erario solo una minima parte (personalmente non avrebbe mai toccato un soldo disonesto). Sapeva anche che la cosa, a sua volta, avrebbe attirato gli interessi di gente senza scrupoli, disposta a sovvenzionare guerre civili per trarre ancora più profitto. La triste storia del vicino Congo è una grande maestra (la guerra ancora in corso vi ha già causato tre milioni di morti… ma i potenti non se ne preoccupano molto, dato che erano solo negri in sovrappiù nelle statistiche mondiali).

 

       I governanti succeduti a Nyerere hanno aperto sempre più le porte a compagnie straniere ma ancora non si è visto cosa ci guadagni la nazione. Anche in questi giorni se ne discute in parlamento. Che questa sia la strada da battere per raggiungere un livello di vita più umano lo hanno capito non solo i deputati e le persone istruite ma anche tanti popolani. Si calcola che i piccoli scavatori siano già un milione, tra cui duecentomila donne. Mentre vi scrivo alcune di esse sono a Vicenza per una fiera internazionale del settore, portando ognuna le pietre più caratteristiche della sua regione. Morogoro vi presenta rubini, spinelli e tormaline. Il numero degli scavatori è sicuramente destinato ad aumentare in modo rapido, specie quest’anno. Il guaio è che nel complesso i tanzaniani (mettiamo da parte quelli di origine asiatica) non hanno capitale da investire in un’impresa come questa che, salvo colpi di fortuna, richiede tempo prima di dare frutti significativi. Mentre la famiglia continua ad aver bisogno di cibo, di vestiti, di medicine… Altra complicazione è il fatto che, a differenza dell’oro, il cui costo varia poco (basta misurarne la purezza), le pietre preziose hanno valori diversissimi, in base al tipo, alla grandezza, alla trasparenza, etc. L’esempio più evidente è il corindone, che da 30 centesimi di euro a grammo (per quello da macinare) può arrivare, nei migliori rubini, a 90.000 euro (sempre a grammo, dopo la lavorazione e l’intaglio). Per cui se non si è davvero esperti si è imbrogliati di grosso, specie se i suddetti bisogni familiari spingono a vendere urgentemente. Molti stranieri, soprattutto tailandesi, si sono arricchiti così, comprando a quattro soldi materiale da milioni ed esportando poi con sotterfugi per non pagare allo stato neanche il 3% richiesto. Senza contare che, anche senza nascondere i rubini pregiati in bidoni di pietre da macino, si può approfittare della corruzione del personale ministeriale che dovrebbe controllare e valutare il materiale… Ricordo che ci fu un periodo in cui i nostri vicini del Burundi erano in testa alle classifiche mondiali per esportazione di avorio, benché detto paese non abbia elefanti: evidentemente il loro avorio veniva da qua.

 

       Occorrerebbe qualcuno che possa, voglia e sappia investire in questo campo a vantaggio del popolo, o cominciando direttamente dall’estrazione, dando lavoro a tanti giovani senza speranza; o almeno dalla commercializzazione del prodotto, togliendo i piccoli estrattori dalle grinfie dei furbi. Non per niente molti portano le loro pietre in giro per i conventi sperando di poterle vendere a giusto prezzo. Una delle migliori iniziative in atto in Europa per l’aiuto effettivo al terzo e quarto mondo è proprio quella del commercio equo: comprare dai più poveri a prezzi che corrispondano al valore effettivo di ciò che producono e del lavoro che hanno fatto per esso. E’ con scelte di questo tipo che si rende positiva la globalizzazione, una realtà ambigua quanto inevitabile: facendola diventare una globalizzazione della solidarietà. E seminando la giustizia si può raccogliere la pace, che auguro a tutti e a ciascuno di voi, anche a nome dei piccoli fratelli e sorelle d’Africa

 

                                        fr. Riccardo Maria

 

 

DALLE COSTITUZIONI

5.1. LA GRAZIA DI LAVORARE

 

5.1.1. Gesù lavorò prima con le proprie mani, poi andò ad annunziare il Vangelo e ad aiutare la gente in necessità.

5.1.2. Così facendo partecipò all’attività eterna del Padre suo nel creare, conservare e redimere il mondo, e insieme diede una dignità nuova a tutti i lavori delle persone umane.

5.1.3. Noi che bramiamo stare con lui in eterno, prepariamoci ad incontrarlo essendo ora servi buoni e fedeli verso di lui, verso la Chiesa, verso il nostro Ordine e verso tutti.

5.1.4. Usando con frutto i talenti affidatici dal Signore, sull’esempio di san Francesco, preghiamo senza sosta, annunciamo il Vangelo, aiutiamo i sofferenti e svolgiamo altre attività senza pigrizia alcuna.

5.1.5. Credendo che il lavoro è un dovere ed un diritto per ciascuno onde ottenga la vita che merita, diamo il nostro contributo affinché tutti abbiano detta possibilità, e poi la sua esecuzione rispetti e perfezioni la loro umanità.

5.1.6. Così con la vita di ogni giorno ci mostreremo grati al nostro Creatore e ne seguiremo il Figlio che venne non ad essere servito, ma a servire fino a donare la sua vita.