Circolari N 2 |
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«Chi di voi è senza peccato
scagli per primo la pietra»
(Giovanni, 8,7)
Morogoro. 10-1-2000
Carissimi,
quando ero piccolo si diceva: «Chissà come sarà la vita nel duemila?». Be’ ci siamo arrivati, e l’abbiamo visto. Ma aldilà della dimensione telematica, io continuo a prendermi il (dis)gusto di vedere qualche ben diversa dimensione della realtà: sì, in pieno duemila, miliardi di nostri fratelli vivono nella più nera miseria. Detto questo, è poco rilevante aggiungere, ad esempio, che la maggioranza dell’umanità non ha mai fatto una telefonata in vita sua, o che la sola città di Tokyo ha più telefoni che tutta l’Africa. Allora, ci vuole proprio il giubileo, preso seriamente, per una globalizzazione della solidarietà, e una ridistribuzione dei beni, delle conoscenze, etc.
E ora, qualche cronaca locale. Dopo vari rinvii (per il lutto nazionale, per le cresime, etc.) in dicembre scorso si sono tenute le elezioni per i presidenti di quartiere e i loro consigli. Per la prima volta ho avuto la gioia e la noia di votare come cittadino tanzaniano. Il mio nome era appeso alla parete della taverna insieme con quello di altri 766 iscrittisi personalmente. Ho fatto un rapido calcolo per discernere la situazione religiosa; 500 nomi musulmani, gli altri cristiani: 2 a 1. È questa la proporzione tra i 2.000 abitanti di questa borgata, in continua crescita. I candidati erano 6 del partito al potere (CCM) e 6 per uno dell’opposizione (TLP): in entrambi gli schieramenti c’erano 4 cristiani e 2 musulmani (qui anche nel dare lavoro si evita di scegliere gente di una sola religione), quindi proporzione ribaltata.
Alle 8 del mattino sono cominciati gli annunzi col megafono per radunare la gente sotto qualche albero. L’ora vera di inizio erano le 10. Arrivate, due maestre inviate dal governo, hanno dato l’avvio alle operazioni con l’elezione di un presidente di seggio tra i presenti. Poi i candidati si sono presentati brevemente agli elettori, e i rappresentanti di lista hanno preso in mano da una parte e dall’altra, un sacchetto di plastica in cui noi avremmo depositato la scheda (un pezzetto di carta di circa 10x5 cm. con un timbro sul retro). Poi le maestre hanno cominciato l’appello. Ciascun chiamato ha ritirato la propria scheda ed è andato in qualche cantuccio a scrivere la propria preferenza. Essendo molti gli assenti, l’appello è stato ripetuto altre due volte. Finita la votazione per il presidente, si è fatto un nodo al sacchetto, lo si è messo da parte, e se ne è aperto un altro per l’elezione di una donna (seggio riservato). Erano già le 1. Sole, caldo, fame. Altro triplice appello e votazione. Infine altra busta per scegliere con un colpo solo altri quattro consiglieri (di sesso, e, volendo, anche di partito diverso). Tutto di corsa, per terminare prima dell’ora prevista (le 4 del pomeriggio, all’africana, cioè dilazionabili). Poi lo scrutinio in presenza di tutti gli elettori e la proclamazione del risultato: vittoria del CCM, ma con una cristiana dell’opposizione che ha soffiato il posto a un musulmano della maggioranza. Segno evidente che per ora non c’è guerra di religione. Un particolare da non trascurare: la sera precedente quelli del CCM sono passati per le case a distribuire un chilo di farina...
Quest’anno ci dovrebbero essere altre elezioni, comprese le presidenziali e le politiche. Risultato prevedibile, anche perché l’opposizione continua a fare acqua da tutte le parti. Quello che non è prevedibile è da dove verranno i soldi necessari per organizzarle. Già quelle di cui vi ho parlato sono state un dramma (per i costi). Pensate che il censimento nazionale si doveva tenere nel 1998. Il paese ricevette aiuti dall’estero, compresa una serie di computer. Ciononostante fu costretto a rinviare all’anno seguente e poi al 2002, sempre sperando nella Provvidenza.
Veniamo ora alla cronaca nera (se questa era bianca). Sempre a dicembre, alle una e mezza del pomeriggio, 4 ladruncoli (12, 15, 18 e 26 anni di età) sono entrati nella casa di un nostro vicino portando via un materasso, un fornello e qualcos’altro. Un novizio li ha visti e ci ha avvertiti. Prima che riuscissero a caricarsi su una macchina nella vicina strada nazionale, i nostri erano su di loro e, nonostante la lunga fuga, li hanno presi e riportati sul posto.
Come avevo previsto, qui sono cominciati i guai per noi, perché la gente voleva linciarli secondo l’uso. Difficilissimo farla ragionare: vecchi, donne e bambini non erano per niente più mansueti. Chi portava bastoni, chi blocchi di cemento, chi pale con manico di ferro, chi archi e frecce. Pedate e sassate. Sangue sulle nostre tonache. Alla fine siamo riusciti a farli entrare nel nostro parlatorio in attesa della polizia. La gente non se ne andava.
È vero che tutti sono stanchi di essere derubati di quel poco che hanno, ma è anche vero che sono pochi coloro che non hanno mai rubato o sottratto qualcosa, o fatto i furbi in qualche altra maniera. Non per niente la borgata è chiamata «Ninja» (cioè «agente segreto»). E quelli che pretendevano di ammazzare i ladri hanno rubato loro le scarpe, un orologio, la maglia, le calze...
All’arrivo della volante (da un paio di anni se ne vedono in giro: un dono di non so chi) uno dei poliziotti ha subito riconosciuto il quindicenne e cominciato a picchiarlo: gli era appena scappato, ed ora ha quattro processi da affrontare. E il solo pensiero delle carceri locali fa rabbrividire! Che ne sarà di lui? La gente ci ha accusati di alimentare il furto, anche se noi abbiamo dimostrato di avere catturato e consegnato i ladri. Ciò che più la stupiva era il ricordo dell’assalto notturno fattoci tre anni fa: «e ora voi li difendete?» Così ancora una volta il Vangelo della vita, il rispetto assoluto della vita umana, è stato annunciato in un mondo che la calpesta sempre più.
Ce ne siamo resi conto con nuovo raccapriccio predicando a Mzinga in preparazione al giubileo. Giorno dopo giorno, le parole di fr. Daudi e le risposte della gente, portavano a galla i soprusi della campagna contraccettiva e abortiva fatta per costringere tutti ad accettare ogni metodo... sangue, sangue, ed ancora sangue di piccoli innocenti.
Allego qui il nostro bilancio 1999 in lire (al cambio medio di 1823 per dollaro e per 761,42 scellini: nel corso dell’anno la moneta locale ha perso quasi il 5% rispetto all’euro, quindi ben più rispetto al dollaro):
Rimanenza 1998
5.521.358 (19.017.051
l’anno prima)
Offerte
56.089.630 (43.585.339 «
«
)
Depositi dei giovani
699.585 (
1.358.285 «
«
)
Restituzioni
2.875.793 (
1.403.515 «
«
)
Interessi bancari
451.398 (
418.832 «
«
)
Vendite
19.121.877 ( 668.604
«
«
)
Terreni
3.768.830
(7.582.877)
Costruzioni e arredamenti
. 500.844
(4.967.368)
Formazione
2.751.969
(8.598.971)
Alimentazione
9.248.184
(8.381.902)
Prestiti
9.687.292
(2.388.698)
Restituzioni
754.197 (1.365.218)
Donazioni
27.256.698
(8.021.382)
+461.642
Sanità
1.865.130
(1.884.093)
Vestiario
296.115
(809.441)
Attrezzi
359.489
(310.262)
Casalinghi
317.447 (139.882)
Illuminazione
873.045
(839.217)
Posta e telefono
164.494
(230.383)
Igiene
397.449
(515.896)
Culto
204.106
(114.722)
Legna e carbone
869.334
(1.137.671)
Trasporti
1.218.301
(1.136.487)
Viaggi
1.238.065
(1.433.819)
Progetti autosostentamento
470.772
(1.074.226)
Furti e perdite
563.879
(112.243)
TOTALE
84.759.641 (57.451.626)
71.805.640
(51.506.400)
Restano 12.954.001. Come vedete, oltre metà delle uscite sono costituite da donazioni e prestiti.
Tra le offerte, quella di un laico francescano era accompagnata da queste parole: «Prendetela come una restituzione di una parte di quello che ogni giorno vi rubo con le mie scelte sbagliate: tutto sommato, sono io che debbo ringraziarvi... L’Africa ha lasciato un segno profondo in me, anche se ancora faccio fatica a dare un nome a molte delle provocazioni che ho raccolto durante il viaggio.
L’Africa mi ha regalato molto: mi ha mostrato la dignità delle persone nella povertà; mi ha presentato dei volti dolci, ognuno con un nome e una storia... di fronte ai quali rendere conto delle scelte giornaliere, ai quali chiedere scusa per ogni scelta sbagliata, per ogni spesa inutile.»
O.K. fratello! Il Signore ti dia la sua pace!
fr. Riccardo Maria
DALLE COSTITUZIONI:
6.3 FRENARE I CONSUMI
6.3.1. Tendiamo le orecchie al grido dei poveri che non riescono a sfamarsi, riconoscendolo come voce di Dio che ci chiama di nuovo a condividere comunitariamente la loro vita dura e a far fiorire la gioia e la speranza dove ci sono difficoltà, anziché indurire il nostro cuore e abituarci a vedere alla porta gente più povera di noi desiderosa delle briciole.
6.3.2. Nella misura in cui i nostri vicini sono in strettezze freniamo i nostri consumi allo scopo di farli partecipi di più cose, cioè non solo quelle superflue, bensì anche la seconda tonaca e il nostro cibo, e ogni cosa di cui abbiamo bisogno per vivere, poiché donare dipende dal cuore, non dalla ricchezza.
6.3.3. Se la gente si trova in estrema necessità, tutto è anche loro, cioè deve servire a soddisfare i loro bisogni: in conseguenza di questo diritto dei poveri, ognuno di noi si senta libero di aiutarli secondo la cultura e la generosità del nostro popolo, affinché non ci capiti di scandalizzarli inutilmente lasciandoli così come si trovano senza impegnarci per loro.
6.3.4. Al contrario, per i nostri bisogni individuali dobbiamo sempre essere sottomessi a servi e guardiani.
6.3.5. Senza il loro permesso non chiediamo né diamo alcunché a parenti, amici e altri, poiché abbiamo rinunciato al diritto di possedere qualsiasi cosa.
6.3.6. Non siamo gente che ama la povertà a condizione che non ci faccia mancare niente, al contrario ringraziamo Dio ogni volta che ci concede di assaggiare la durezza della povertà come quando ci concede di attuare le altre condizioni della vita consacrata e le responsabilità apostoliche
6.3.7. Affinché sia evidente che il nostro tesoro si trova nei cieli, e cosa significhi la nostra povertà, usiamo delle cose seguendo il livello minimo, cioè solo secondo la necessità e non secondo i mezzi che abbiamo a disposizione.
6.3.8. Ogni fratello può avere due o tre tonache, il cingolo, indumenti intimi, mantello e sandali; le sorelle portano anche il velo; non sono permessi altri vestiti eccetto in caso di malattia; inoltre tutto ciò dev’essere di basso prezzo e di colore insignificante.
6.3.9.
Prima di chiedere il permesso di usare mezzi di comunicazione e specialmente di
affrontare viaggi, pesiamo davanti a Dio le ragioni di fare ciò, prendendo in
considerazione la nostra povertà e le altre condizioni della vita consacrata.
6.3.10. Neanche comunitariamente siamo autorizzati a possedere e amministrare mezzi motorizzati di trasporto, strumenti audiovisivi, fotocopiatrici, macchine per lavare e altre cose che vanno contro l’altissima povertà a cui siamo stati chiamati, poiché non sono necessarie, anzi a volte sono costose.
6.3.11.
Guardiamoci dalla tentazione di allentare questa povertà, tentazione che a
volte può venirci da gente che ci ama, però ha pensieri che come quelli di
Pietro non sono di Dio ma semplicemente
umani.