Circolari N 12 |
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“Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio
e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza
dall’occhio del tuo fratello
(Matteo 7,5)
Morogoro, 31-10-2001
Carissimi,
è già un mese che sono rientrato nel mio ambiente. Non che vi abbia dimenticati. E’ che, oltre al previsto lavoro arretrato, c’era anche il vescovo che mi aspettava per comunicarmi la nomina a direttore della radio. Cosi’ ho dovuto rimboccarmi le maniche, dato che il cambio alla guida è dipeso da una situazione difficile sotto tutti i punti di vista. Dal solo lato economico, ad esempio, c’è un deficit di 35 milioni. Per fortuna mi hanno messo al fianco un giovane sacerdote come manager. Così un po’ più avanti, appena rimesso ordine, cercherò di lasciargli l’incarico. Sto sperando lo stesso per la carica di presidente dell’associazione diocesana dei consacrati/e, di cui domani il vescovo dovrebbe approvare gli statuti, cosa che permetterà di convocare le elezioni della nuova dirigenza. Anche l’elaborazione finale di tale testo mi ha preso del tempo prezioso.
Dopo la giustificazione del ritardo nello scrivere la presente, eccomi a ringraziarvi tutti per l’accoglienza riservatami nelle numerose tappe del mio pellegrinaggio in Italia. Se uso questo termine è perché si è trattato davvero di un viaggio religioso, non solo in occasione della visita alle tombe di san Pietro, di san Francesco, di santa Chiara, di san Cirillo e dei novelli santi Bernardo da Corleone e Giovanni da Triora (ognuna portatrice di luci ed emozioni vivissime), ma anche della visita ad ambienti a me sacri (la cappella della mia infanzia, il convento di noviziato, la chiesa della mia ordinazione sacerdotale) ed a famiglie e comunità che hanno preservato la fede in mezzo alla grande apostasia dell’Occidente.
Sempre più forestiero nella terra dei miei avi, ho cercato di vedere con gli occhi di Dio ciò che vi sta avvenendo rapidissimamente, al passo dell’informatica e della globalizzazione; ciò che cambia e ciò che non cambia; in meglio e, purtroppo spesso, in peggio. Con i contrasti più sorprendenti, come quello tra due manifesti affiancati presso il Colosseo: uno che invitava al Congresso Internazionale dell’Immacolata, annunciandone il trionfo; l’altro del solito Pannella che, nel ricordo di Porta Pia, invitava ad una marcia sul Vaticano a nome del movimento “liberale, libertario e libertino per promuovere “la religione della libertà (quale?). O come il contrasto tra lo spogliarello in piazza sponsorizzato dal sindaco di Roma e l’iniziativa in atto dell’adorazione eucaristica perpetua (giorno e notte) in una chiesa della stessa città.
Dopo avervi ringraziato per le attenzioni e i gesti di affetto e di solidarietà, lasciatemi dire anche questa volta che la stima dimostratami è troppo superiore alla realtà. A parte la mia ritrosia psicologica ai bagni di folla, è spiritualmente imbarazzante sentirsi così ammirati quando ci si conosce un po' di dentro. Il minimo che mi venga da pensare è che devo essere molto ipocrita per ricevere tante lodi. Probabilmente anche queste circolari così apprezzate alimentano tali sentimenti. Forse farei meglio a raccontarvi i peccati che confesso al sacerdote… Almeno sappiate che da parte mia non mi stupirò più di tanto se al termine della vita il buon Dio mi butterà all’inferno. Mi affido solo alla sua misericordia, cercando di non farne un pretesto per continuare ad offenderlo.
Un mio amico sacerdote dell’hinterland napoletano mi paragona ad un “mito” che è bene tener caro ma senza avvicinarlo troppo, per non rimanere delusi dalla realtà. Un mito forse incoraggia ad affrontare meglio il quotidiano e ad essere più impegnati. Ma per la nostra maturità e sanità mentale è bene riconoscerlo per quello che è, un mito appunto. Perché non ci capiti di disprezzare persone ed atti non mitici, ma reali, di chi ci capita di incontrare tutti i giorni. E che magari sono eroici proprio per la loro quotidianità..
Un’altra cosa che sento di dover aggiungere è chiedervi scusa per comportamenti civilmente strani. Nei rapporti sociali sono stato sempre piuttosto imbranato. La semplicità francescana mi ha reso ancor più spaesato in un mondo sempre più complesso. Infine l’inculturazione africana mi fa sentire ormai più “naturali” dei comportamenti diversi se non opposti a quelli voluti dal galateo occidentale, per cui mi à difficile nel giro di un mese in Italia operare una riconversione culturale. Vi comunico queste difficoltà provate – insieme a quella relativa alla lingua italiana, ormai per me fuori uso, specie nel predicare – anche se so che nessuno si è scandalizzato (tutt’al più stupito) di certi gesti per voi inconsueti.
Dopo tutto questo, concludo il mio sguardo panoramico sul mese di settembre ringraziando Dio per le grazie e le gioie elargitemi, con tre soli momenti di sofferenza per qualcuno in particolare. A prescindere dai nuvoloni a livello mondiale provocati dai famigerati atti di terrorismo, in parte da me visti in tempo reale proprio al ritorno da Assisi, città della preghiera per la pace da parte di gente di ogni religione.
Pochi giorni dopo il rientro a Morogoro, nel vicino Istituto Filosofico-Teologico (che dal primo del mese è frequentato anche da due aspiranti al sacerdozio residenti in questa comunità) si è avuto l’inizio ufficiale dell’anno accademico. Uno degli ospiti, un professore laico degli Stati Uniti, nella sua dissertazione inaugurale, ha parlato anche del terrorismo fondamentalista, dicendo che i propri concittadini, invece di scandalizzarsene tanto, dovrebbero interrogarsi su ciò che stanno facendo e che ha il potere di scatenare tanta rabbia in altri popoli. A livello politico, a livello economico, a livello culturale, a livello morale, etc. Ai vari Bush fa sempre comodo la visione manichea che separa drasticamente il bene dal male, identificando il bene con gli USA e il male con chiunque si opponga ai loro interessi nazionali. E’ bene dichiarare una lunga guerra contro il male, purché ci si accorga che esso si annida e si radica profondamente in noi, e non solo negli altri. E’ giusto rattristarsi per 6.000 vittime (innocenti?) ma è ancor più giusto farlo per le 30.000 persone che ogni giorno muoiono di fame, vittime dell’ingiustizia globalizzata. Cifra che, purtroppo, la crisi economica derivante dagli attentati dovrebbe far raddoppiare in tempi brevi (dato che, come sempre, chi ci rimette sono i più poveri).
Per finire con una nota di consolazione, devo dire che le nostre cinque comunità hanno continuato bene durante la mia assenza. Inoltre 24 nuove vocazioni hanno svolto a Kiroka il loro periodo orientativo sotto l’abile guida di Daudi. Per ora rimangono tutti/e, portando a 65 i residenti in comunità. Aiutiamoli ed aiutiamoci con la preghiera a discernere ed imboccare con coraggio la via del Regno di Dio, dove solo può trovarsi la vera pace!
Vostro fr. Riccardo Maria
DALLE COSTITUZIONI:
7.4. PARENTI, DEFUNTI E SANTI
7.4.1. Anche nell’aderire al nostro Amato, che può richiedere da noi più di ogni altro, onoriamo coloro che ci hanno trasmesso la vita, e compiamo come figli buoni il nostro dovere verso di loro.
7.4.2. I permessi di visitarli siano concessi dal servo secondo le nostre leggine e considerando le loro condizioni, la promessa temporanea o perpetua del loro figlio, il tempo passato dall’ultima visita e cose del genere.
7.4.3. In
casi particolari di bisogno, il servo, dopo aver ascoltato il suo Consiglio,
fornisca loro aiuti a nome dell’intera fraternità, poiché amiamo i genitori
di ogni fratello o sorella come genitori di noi tutti.
7.4.4. La comunione fraterna perdura anche dopo la visita di sorella morte: perciò chiediamo al Padre buono di avere misericordia verso i membri dell’Ordine e della famiglia che hanno lasciato questa terra.
7.4.5. Onoriamo devotamente i nostri antenati nel francescanesimo che la Chiesa ha proclamato trovarsi presso Dio intercedendo per noi.