Circolari N 1 |
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«Coloro che hanno il potere...
si fanno chiamare benefattori.
Per voi però non sia così»
(Luca 2,25-26)
Morogoro, 23-10-1999
Carissimi,
siamo in lutto, per un mese intero. Oggi è stato sepolto a Butiama, suo villaggio natale, il padre della patria Julius Kambarage Nyerere. Probabilmente voi avete visto qualcosa delle commoventi scene d’affetto del popolo tanzaniano per il suo scomparso leader. A Dar es Salaam hanno accolto il suo cadavere diversi milioni di persone.
Il Cardinale Pengo ha iniziato la Messa di suffragio dichiarando che non per sbaglio si stava usando il colore bianco invece del viola, proprio dei morti: si è voluto tenere conto dell’esemplarità di una vita, ancor più sorprendente perché condotta nell’agone politico, che anche il Vangelo presenta a tinte fosche. Dopo tale affermazione ha sfidato chiunque a testimoniare su qualche mala azione del defunto, prima di continuare la Messa in bianco.
Un uomo di fede, un uomo di giustizia e di pace fino all’ultimo. Perfino dopo aver saputo che la leucemia gli lasciava pochi mesi ha continuato a lavorare per la riconciliazione del Burundi. Un uomo vero, sapiente e sorridente, «mtu wa watu» come si dice con un’espressione concisissima difficile a tradurre («persona di persone», con gli altri e per gli altri).
Tutti noi tanzaniani siamo coscienti che egli è stato un vero dono di Dio, più unico che raro, e non solo in questo continente alla deriva. Abbiamo pregato che la sua vita fosse prolungata, poi tutti abbiamo piegato il capo davanti al piano di Dio. Ci siamo raccomandati a vicenda di non disperderne l’eredità di pace, principale vanto di questo paese.
Nessuno nasconde un certo smarrimento, il timore che la situazione cambi in peggio, e soprattutto che i rapporti inter religiosi restino compromessi. Per questo nelle varie città si sono tenute assemblee popolari per pregare insieme, Musulmani, Cristiani e anche Indù, ognuno a modo suo, è chiaro. Noi vi abbiamo partecipato nello stadio di Morogoro con oltre diecimila persone, in gran parte ragazzi e giovani delle scuole. Quale spettacolo! Quanti pensieri sul loro conto! Cosa gli riserverà la vita cui si sono appena affacciati? Cosa possiamo fare per loro, perché possano affrontarla bene? Quanto ha fatto un laico cristiano come Nyerere perché ognuno abbia quanto dovuto alla dignità umana! Ora egli ci ha lasciato il suo leggendario bastone del comando perché portiamo avanti la sua lotta contro l’ignoranza, la malattia e la miseria, per una civiltà dell’amore, dell’uguaglianza e della solidarietà.
Ho cercato di parteciparvi qualcosa di ciò che stiamo vivendo in questi giorni, ma ciò che più colpisce è il clima di serenità nel dolore comune, la volontà di riflettere e raccogliere il messaggio di una vita, l’unità d’intenti. Ci sono delle morti così belle che trasmettono a tutti buoni sentimenti, creano un ambiente natalizio da idillio, portano pace nel cuore, fanno apprezzare una vita tutta spesa per amore!
Pochi giorni prima di questa morte si è festeggiato per il raggiungimento del 6° miliardo di esseri umani viventi. Mezzo miliardo sotto il numero previsto anni fa dagli apocalittici della demografia: ma ormai da tempo tutte le proiezioni devono essere continuamente ribassate. Sono ormai molti gli stati - Italia in testa - in cui le nascite non rimpiazzano per niente i morti, e in cui i pensionati continuano a gravare sempre più sulle persone attive. Ciononostante c’è ancora gente così disinformata e arretrata da farsi prendere da incubi per la cosiddetta sovrappopolazione, reale solo per poche zone del pianeta. Li paragono a quelli che, avendo saputo di una serie di tremendi terremoti, si rattristano al sapere che vi siano troppi superstiti. Dicono: «che peccato! Sarebbe stato meglio che ne fossero morti di più!»
I sei miliardi di persone che ora popolano la terra sono i sopravvissuti a numerosi, tremendi avvenimenti del nostro secolo. Ne elenco alcuni per accenni:
- la strage degli innocenti per aborto, «legale» o meno (oltre 100
milioni l’anno);
- due guerre mondiali e numerose altre locali;
- l’olocausto degli ebrei e di altri popoli;
- le pulizie etniche;
- i campi di concentramento e i gulag;
- le sanzioni economiche senza fine;
- le conseguenze dell’uso di armi atomiche, batteriologiche e
chimiche;
- l’odio religioso;
- le imposizioni internazionali sui bilanci dei paesi debitori;
- le campagne contraccettive a base di prodotti cancerogeni;
- le uccisioni per estorsione e per trapianti di organi;
- le violenze a sfondo sessuale;
- le condanne a morte, anche di innocenti, pronunciate dai tribunali;
- l’espropriazione di terre ai popoli indigeni;
- la negligenza nella conduzione di centrali nucleari;
- la dispersione di materiali radioattivi;
- la produzione e il commercio di droghe e tabacco;
- gli scontri sulle platee dei campi di gioco;
- l’usura e il ricatto;
- le riforme agricole «a tutti i costi»;
- le lotte di potere fra fazioni;
- i conflitti tribali;
- le catastrofi ecologiche;
- i suicidi e l’eutanasia;
- le bombe anti-uomo;
- l’arruolamento militare di bambini;
- l’indifferenza alla fame;
- la trascuratezza nel diffondere medicinali disponibili;
- la diffusione dell’AIDS con l’incoraggiamento di presunti
profilattici;
- la guida pericolosa;
- il rifiuto di soccorso;
- e chi più ne ha, più ne metta.
Personalmente ringrazio Dio che, nonostante tutto questo, continua a creare a sua immagine e somiglianza più persone di quante noi ne riusciamo ad eliminare... e tra tante tira fuori dei capolavori come Nyerere. C’è da sperare per il nuovo millennio. Ma anche da lavorare di lena.
Dopo questo panorama, torno al nostro piccolo. Siamo stati a predicare in una parrocchia a 2.400 metri di altezza, una delle più alte della diocesi. Le nuvole si vedono sotto, a valle. L’ultimo giorno, una grande festa per le molte Prime Comunioni e per il 50° di professione della prima suona nativa della parrocchia; c’erano anche il primo frate e il primo prete della stessa. Questo incontro dei bambini con adulti che hanno fatto della vita un dono è stato tutto un messaggio. Una partecipazione liturgica imbattibile, tutta africana. Ciononostante nella prima Messa hanno cantato molto in ottimo gregoriano (latino), meglio di quanto facciano nella Cattedrale!
Da un mese abbiamo avviato un corso gratuito di Inglese per adulti e ragazzi, qua nella nostra nuova aula. La partecipazione si mantiene sulle novanta persone giornaliere (due ore). Se il tentativo continuerà bene, vedremo di fare di più l’anno prossimo. C’è tanta sete di istruzione, e ci sono tanti insegnanti a spasso anche qua. Mi ricordo quando a Roma vivevamo nelle baracche, a poca distanza da tanti appartamenti vuoti. Se non sbaglio, si dice sperequazione... chi troppo e chi niente, quando Dio ha destinato la terra a tutti. È questo il vero problema, non le nascite: basterebbe organizzarsi meglio. Finalmente anche i potenti hanno capito il discorso ultra decennale del Papa: che conviene anche a loro condonare i debiti dei paesi poveri. Così hanno deciso, non per giustizia né per misericordia, ma almeno per interesse!
Il Signore ci doni la sua pace!
Vostro fr. Riccardo Maria
DALLE COSTITUZIONI:
3.1. L’UNIONE CON DIO
3.1.1. Gesù, perdurando ininterrottamente nella sua unione con il Padre, ha introdotto in terra quel culto perfetto in Spirito e verità che a lui piace.
3.1.2. Egli stesso continua a fare così per mezzo della sua Chiesa, inviando a noi lo Spirito Santo perché aiuti noi, sue membra, nella nostra debolezza, e ci guidi fino alla condizione suprema di unione con Dio, come concesse a Francesco, uomo divenuto preghiera, che vedeva Dio in tutte le cose e tutte le cose in Dio.
3.1.3. Essendo chiamati a seguirne le ombre, scegliamo ciò che solo è necessario: conoscere davvero Gesù che ci attira ad amarlo e ad annunziarlo in tutto il mondo, perché è più bello di tutti e non c’è alcun altro che abbia parlato bene come lui.
3.1.4. Nella preghiera consideriamo soprattutto come si è abbassato per noi, affrontando ogni tipo di difficoltà fino al vertice della sua vita, sulla croce, dove l’amore del suo cuore puro giunse all’estremo, la sua povertà arrivò a mancare proprio di tutto, e la sua obbedienza si offrì in olocausto.
3.1.5. Tutte le nostre preghiere siano in accordo con la liturgia, esprimano il carisma della fraternità e minorità, e nutrano le nostre anime con la migliore tradizione francescana.
3.1.6. Preghiamo veramente come fratelli essendo un’anima sola e un cuore solo; e come minori condividendo la condizione degli oppressi e gridando a Dio notte e giorno di far loro presto giustizia.
3.1.7. Preghiamo per tutti i nostri simili, vivi e defunti, senza escludere i nemici, poiché la forza della preghiera è l’amore.
3.1.8.
Attiriamo i fedeli alle acque vive della preghiera affinché la loro vita
spirituale progredisca veramente, perché chi prega si salverà, ma chi non
prega si perderà poiché resta solo con la propria miseria.